UN BLOG IN PIÙ NELLA RETE

Il blog di Neve Valenti – Reloaded

Posts Tagged ‘Roberto Calderoli

Che cosa sapete del Referendum?

with 4 comments

Caratteristico Origami italianoC’è confusione attorno al Referendum. Che cosa sappiamo del Referendum?
Che è per abrogare il porcellum di Calderoli? No. Casomai è per peggiorare ulteriormente il porcellum.
Che è per l’abrogazione delle candidature in più circoscrizioni? Sì, il terzo quesito riguarda proprio questo, ma è irrilevante.
Sono i primi due quesiti che dovrebbero preoccupare. In TV nessuno ne parla, sono troppo impegnati con le avventure di Noemi Letizia, coi pericolosi immigrati che vogliono rubarci il lavoro e con l’arrivo di Maria De Filippi digitale terrestre. Insomma è difficile trovare informazioni sul Referendum.
Per fortuna c’è Internet, che è un grande mezzo di conoscenza (cominciate a capire perché D’Elia, Carlucci e compagnia, con la scusa della pedofilia e della pirateria, vogliono limitarne l’uso?).
I primi due quesiti del Referendum sono riferiti al premio di maggioranza al partito più votato invece che alla lista. Badate bene, al partito e NON alla coalizione. Questo è il motivo per cui non piace alla Lega, che non sarebbe più in condizione di ricattare a giorni alterni. Ma questo è un altro discorso.
Sono quesiti importantissimi e dovreste averne paura, perché sono quanto di più vicino alla Legge Acerbo, che alle elezioni del 1924 permise al Partito Nazionale Fascista di ottenere una solidissima maggioranza, talmente solida che finì che Mussolini sciolse ogni altro partito e lì istituì, di fatto, il regime.
Dovreste averne paura. Dovrebbero averne anche quelli che si esaltano al pensiero del potere assoluto in mano a un settantenne dal passato nebbiosissimo, non tanto lucido e appassionato di lolite.
Voi, sì, voi. Sapete come vanno le cose coi regimi: sei lì che acclami il Capo, ma prima o poi lui, o qualcuno per lui, decide che non la pensi correttamente, oppure qualcuno dice una malignità, ed è facile ritrovarsi da un giorno a un altro in vacanza su un isola fatta di sale. O contro un muro.
Ma basta con il pessimismo. L’attuale Presidente del Consiglio italiano dice che con il pessimismo non si va da nessuna parte e ha ragione.
Passiamo ai crudi fatti:
Sappiate che se al Referendum vincerà il ‘sì’, la nuova legge elettorale assegnerà il 55% di Camera e Senato al primo partito.
Immaginando che al Referendum vinca il ‘sì’ e che il giorno dopo ci fossero le elezioni, questo lo scenario che avremmo: il partito con la maggior percentuale di voti, fosse anche un 20%, avrebbe automaticamente il 55% di Camera (grazie al ‘sì’ al quesito 1) e Senato (quesito 2).
Questa è una legge antidemocratica, tesa a favorire un partito ben specifico e zittire ogni forma di dissenso.
Spingerà i soggetti politici a perseguire, sin dalla fase pre-elettorale, la costruzione di un unico raggruppamento.
Una cosa impossibile per tutti tranne per un partito ben specifico.
Il nome mettetecelo con la fantasia, se ne avete ancora.
E finalmente cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza non rappresenterà più un problema.
Silvio Berlusconi, che (purtroppo) mi rappresenta e decide per me anche quel che non vorrei, il 28 aprile ha dichiarato: ‘Il referendum concede il premio di maggioranza al partito più forte: posso mai votare ‘no’? Va bene essere masochisti, ma c’è un limite. Se ti danno un vantaggio così…’
Non mi sono mai esposta direttamente, non mi piace farlo, ma la legge me lo permette, stavolta non posso esimermi: secondo me questo Referendum va boicottato, il quorum non va raggiunto.
Non so voi, non ci vado.
Oppure ci vado e voto ‘no’, ‘no’, ‘si’.

Articoli:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/passigli-perche-il-referendum-minaccia-la-costituzione/
http://battilo.it/
http://www.referendumelettorale.org/dettaglio/64282/Presentazione_dei_quesiti
http://www.donnapratica.com/articoli/2009/05/05/speciale-referendum-2009-testi-quesiti-spiegazioni-di-cosa-tratta-link-utili-referendum
http://lorrore.blogspot.com/2009/05/non-farti-fregare-di-no-al-referendum.html

Written by nevevalenti

19 maggio 2009 at 11:24 am

Perché il NO al Decreto Gelmini

with 21 comments

22 Ottobre 2008.
Silvio Berlusconi, quel signore che alla fine di una campagna elettorale come le fa lui, piena di odio e perfidia, dopo aver vinto e dichiarato che avrebbe governato bene per tutti gli italiani, anche quelli che non l’hanno votato, mostra il pugno di ferro a chi non è d’accordo con le imposizioni del suo governo.
In migliaia sono scesi in piazza per protestare contro il decreto che la sua fida Ministra Mariastella Gelmini ha voluto, un decreto di fronte al quale brilla persino la riforma Moratti, che almeno una sua logica l’aveva. Perversa, ma l’aveva. Queste migliaia di persone evidentemente non sono gli italiani per i quali Berlusconi ha promesso di governare bene, oppure non sono abbastanza intelligenti per poter capire la bontà delle decisioni del Premier. Forse stanno fraintendendo, forse lo scopo della riforma Gelmini è solo un modo per stroncare la fuga dei cervelli alla radice, evitando di produrre cervelli.
Per Silvio migliaia di persone che scendono nelle piazze non sono soggetti da ascoltare e con i quali confrontarsi, non sono soggetti coinvolti direttamente nel settore in cui con tanta leggerezza si vuole andare a rimestare. Migliaia di persone in piazza sono per il Presidente del Consiglio ‘una violenza’. Difatti ha dichiarato: ‘convocherò Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell’ordine. Lo Stato deve fare il suo ruolo garantendo il diritto degli studenti che vogliono studiare di entrare nelle classi e nelle aule’ e ha rincarato ‘Avete 4-5 anni per fare il callo su queste cose. Io non retrocederò di un millimetro’.
Non c’è che dire. Davvero un omino disposto al dialogo.
Dice Berlusconi: ‘La sinistra parla di 86mila insegnanti in meno. Falso. Con la riforma nessuno sarà cacciato. Ci sarà solo il pensionamento di chi ha già raggiunto l’età e il blocco del turn over. La sinistra tenta di costruire un’opposizione di piazza’ e aggiunge rivolgendosi a Mariastella: ‘Ti sei sbagliata, non è maestro unico ma prevalente. affiancato dall’insegnante di lingua straniera, religione e di informatica’.
Notate che la frase ‘ci sarà solo il pensionamento di chi ha già raggiunto l’età e il blocco del turn over’ non è la solita bugia, ma un qualcosa di più complesso. Significa molto semplicemente che a disposizione degli alunni ci sarà sempre meno personale. O il Premier è un maestro della Retorica moderna oppure i suoi sostenitori sono particolarmente addormentati, dato che con queste parole egli nega una cosa che gli viene contestata dicendo che questa cosa è vera.
Ma parliamo di cose importanti.

Il Decreto Legge 1 settembre 2008 n. 137 dice: ‘Le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola’.
Se i maestri possono lavorare solo 24 ore a settimana e se 6 per 4 fa 24, quali insegnanti si occuperanno dei bambini durante le ore pomeridiane? Chi pagherà tali insegnanti, le scuole? E con quali soldi? L’argomento lasciato in sospeso dal Decreto Legge ci fa pensare che nel tempo pieno potrebbero entrare in ballo i privati, ai quali già vengono appaltate pulizie che non vengono fatte e mense mal gestite. E chi pagherà questi privati? Lo Stato o le famiglie? Se li pagherà lo Stato, quanto verranno a costare in più rispetto alla spesa che ha voluto tagliare? Se li pagheranno le famiglie, in quanti saranno in grado di permetterselo, coi tempi che corrono?
Corre in nostro aiuto il Piano Programmatico del governo, che recita: ‘potranno continuare ad essere utilizzati, in caso di carenza di docenti specializzati, docenti specialisti esterni alle classi, per l’intero orario settimanale di docenza previsto dal CCNL’.
Con un taglio di 87.000 docenti volete che non ci sia carenza di docenti specializzati?
A proposito di privati, se avete letto il Decreto Legge e il Piano Programmatico, avrete notato che sono gli unici a non venire toccati.
Ma il tempo pieno è un argomento marginale, lo sanno tutti. Le statistiche ufficiali del Ministero dicono che nel 2007 solo il 90% delle famiglie del Nord e il 70-80% delle famiglie del Sud ne hanno fatto richiesta. A chi volete che interessi il tempo pieno?
Non c’è che dire, è davvero un provvedimento a favore della famiglia, in particolar modo della donna.
Per quanto riguarda ‘l’insegnante di lingua straniera, religione e di informatica’, il Piano Programmatico ci chiarisce le idee dicendo che ‘si porranno in essere le azioni finalizzate alla realizzazione di una intensiva formazione dei docenti che non hanno ancora il titolo per poter insegnare la lingua inglese’. Traduzione: spariranno i docenti specialisti di lingua inglese e questo verrà affidato a un docente preparato alla bella e buona.
Ancora il Piano Programmatico: ‘saranno attivati corsi di riconversione professionale per i docenti, facenti parte delle classi di concorso in esubero, nonché corsi relativi ad altre tipologie di docenti, ai fini dell’inserimento in classi di concorso più ampie’. Traduzione: se prima bisognava essere specializzati, ora non occorre più.
Il Piano Programmatico afferma che il docente unico è più funzionale “all’innalzamento” (sic, tra virgolette) degli obiettivi di apprendimento, con particolare riguardo all’acquisizione dei saperi di base, favorisce l’unitarietà dell’insegnamento soprattutto nelle classi iniziali, rappresenta un elemento di rinforzo del rapporto educativo tra docente e alunno, semplifica e valorizza la relazione fra scuola e famiglia’.
Nella scuola di un tempo i saperi di base potevano essere riassunti con il detto ‘saper scrivere e far di conto’, ma oggi i programmi ministeriali sono molto più ampi rispetto al passato. Ora i bambini devono conoscere fin da piccoli l’inglese e l’informatica. Come può un unico insegnante conoscere tutto? E come può farlo senza tempo pieno e con una riforma che impone che ‘il rapporto alunni-classe si eleverà di uno 0,20 con riferimento all’anno scolastico 2009/2010 e di uno 0,10 in ciascuno dei due anni scolastici successivi’ (cito sempre dal Piano Programmatico)?
Questo, a conti fatti, significa classi di 30-35 alunni.
I signori ai quali sta a cuore l’innalzamento tra virgolette degli obiettivi di apprendimento dovrebbe essere noto che il numero elevato di alunni, oltre che rendere impossibile il seguirli da vicino e altre cose, non permette ai docenti di interrogare oralmente almeno due volte a quadrimestre ogni alunno, e così i maestri dovranno fare ricorso a test, quiz o prove scritte il cui voto dovrà supplire il voto dell’interrogazione. Questo non aiuterà le nuove generazioni ad imparare ad esprimersi oralmente in modo corretto e peggiorerà una situazione già tragica.

Scriveva Luca Ricolfi su La Stampa del 25 settembre 2008: ‘Se la scuola elementare italiana fosse così ben congegnata come ripetono i suoi paladini, forse non osserveremmo quotidianamente quel che invece osserviamo. E cioè che sia nelle scuole medie sia (incredibilmente) all’università tantissimi ragazzi, oltre a fare errori di grammatica e ortografia con cui un tempo nessuno avrebbe preso la licenza elementare, non sanno organizzare un discorso né a voce né per iscritto, non sono in grado di progettare una tesi o una tesina, non conoscono il significato esatto delle parole, fanno sistematicamente errori logici, non sanno spiegare un concetto né costruire un’argomentazione, insomma non capiscono e non riescono a farsi capire se non in situazioni ultra-semplici’.
Siamo sicuri che diminuire le ore di lezione, aumentare il numero di alunni per classe e tagliare sul numero degli insegnanti sia la soluzione migliore a questo gravissimo problema?
In molti hanno riflettuto su di esso, tanti quanti sono quelli che non sono stati ascoltati ogni volta che si è messo mano alle varie riforme degli ordinamenti scolastici.
Le cause di questa disgraziata situazione italiana sono molteplici e ramificate, vengono da lontano e per parlarne occorre fare un passo indietro.
All’inizio fu la Riforma Gentile, in epoca fascista. La scuola gentiliana era basata sul nozionismo: la mente dell’alunno è un guscio vuoto da riempire con nozioni che non debbono essere discusse.
Nel secondo dopoguerra dagli U.S.A. arrivarono concetti pedagogici innovativi e anche la scuola italiana ha abbracciato lentamente le idee del cognitivismo.
Il cognitivismo mette lo studente al centro del processo di apprendimento, è lui l’attore protagonista di questo processo e non più il contenitore vuoto che voleva Gentile.
Una rivoluzione copernicana per la didattica. Ora lo scopo era sviluppare la capacità del ragazzo di collegare i concetti tra loro e ampliare il numero di collegamenti, e non soltanto di apprendere singole nozioni a memoria, separate le une dalle altre come blocchi.
Purtroppo il passaggio dei sistemi di insegnamento dal nozionismo al cognitivismo in Italia si portò dietro l’errore madornale di fare un fascio di tutto ciò che la riforma Gentile aveva portato.
Nozionismo e autorità del maestro vennero messi frettolosamente sullo stesso piano come eredità malsane del regime. Così il garantismo insolente della fine degli anni 60 credette che gerarchia fosse sinonimo di fascismo, anche perché di quella parola nel ventennio aveva fatto indigestione, e buttò via il bambino e l’acqua sporca, mettendo l’allievo e il maestro ‘alla pari’. Chiunque ricordasse che l’idea che il maestro debba avere autorità non è di origine fascista ma è ben più antica, era automaticamente bollato come fascista.
Tutto questo accadde contemporaneamente al crescere esponenziale dell’allegra macchina da guerra del consumismo, che costruiva nei giovani il suo più grande bacino di utenti e creava il virus del culto del divertimento al quale nessuno poteva sfuggire, pena l’isolamento sociale, sfruttando i meccanismi psicologici tipici del branco. Quel virus col quale la TV dell’intrattenimento degli ultimi 30 anni ha forgiato milioni di italiani.
Oggi, nelle meccaniche scolastiche, lo studente continua ad essere attore protagonista, ma di un copione (le materie scolastiche) del quale non ha alcun interesse e, peggio, non ne capisce l’importanza.
Gettare via le gerarchie annullando la distanza fra insegnanti e alunni ha sminuito l’insegnante stesso al punto che l’alunno è portato a pensare: ‘Se chi mi insegna è come me, cosa ha da insegnarmi?’
L’ingresso dei genitori nella vita scolastica, lo svilimento e la delegittimazione continua alle quali è stato sottoposto il corpo docenti nel corso degli anni non hanno fatto altro che aggiungere il peggio al peggio.
Oggi l’insegnante è per la maggior parte dei ragazzi quanto di più lontano dall’educatore. Lo dicono ben chiaro i genitori che difendono i loro figli anche di fronte all’evidenza di colpa più sfacciata, magari dicendo ‘lei è pagato per insegnare la materia e non per sostituirsi alla famiglia’. Quella famiglia che oggi non ha tempo né voglia di educare i bambini e delega tutto alla Playstation, quella famiglia che si meraviglia se i ragazzini si ubriacano o si drogano, sperando che il proprio, col quale non si riesce proprio a parlare, non sia come quelli che vede al TG della sera.

Berlusconi: ‘Un’altra falsità che si dice è che vogliamo chiudere le scuole. Non è vero, noi pensiamo a una razionalizzazione del personale, cosa prevista anche dal governo di centrosinistra. Per le comunità montane abbiamo previsto che un preside e un segretario possano occuparsi di due o più scuole con meno di 50 alunni’.
La Legge 6 agosto 2008, n. 133 dice che bisogna fare economie ‘non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012’.
La Legge 6 agosto 2008, n.133 dice che ‘nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti’.
Il Decreto Legge 7 ottobre 2008, n. 154 aggiunge una modifica all’art. 64 della Legge 133 con cui ‘diffida le regioni e gli enti locali inadempienti ad adottare, entro quindici giorni, tutti gli atti amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi di ridimensionamento della rete scolastica’, minacciando commissariamenti e altre cose.
Vedete un po’ voi se non è vero che il Premier vuole chiudere le scuole.
Da notare che il complicato meccanismo per chiudere 4.000 istituti scolastici è ideato dal governo che si vanta di avere tra le sue fila un Ministro della Semplificazione.
Nella sola regione Piemonte, per esempio, chiuderanno 816 istituti su 1366. Traduzione: più bambini e ragazzi in autobus per le strade, più spese da affrontare, più pericoli.
L’Italia delle piccole e medie comunità, la maggioranza degli italiani, non viene presa per niente in considerazione e si deve adattare per forza o per amore alla legge degli uomini del palazzo, che queste realtà non le conosce o se le è scordate.
È vero che questa idea di ‘razionalizzare’ l’ha avuta per primo un governo di sinistra, anni fa, ma una stupidaggine rimane una stupidaggine.
Ma il governo attuale per accaparrare consenso utilizza da sempre, e questa volta come non mai, un populismo rozzo ma efficace facendo leva sui ricordi dei bei tempi andati. A tutti piacciono i bei tempi andati.
I TG interpellano a proposito del maestro unico e l’intervistato ripensa con nostalgia a quando andava a scuola 20, 30, 40 anni fa. Naturalmente quelli che rispondono diversamente non vengono mandati in onda, si capisce.
I nostalgici del libro Cuore però non pensano per niente al fatto che oggi la società è totalmente diversa da quella nella quale hanno vissuto la loro infanzia, non capiscono e non si rendono conto che allora i bambini avevano un rapporto diverso con i loro insegnanti.
Chiedetelo ai vostri nonni. I maestro era stimato e onorato, ed era un punto di riferimento non solo all’interno della scuola, ma per l’intera società.
Come potete pretendere di fargli riconquistare la dignità, l’unica cosa che potrà essere la chiave di volta per la ricostruzione della scuola, quando persino il Ministro lo chiama ‘fannullone’?
La disciplina è un fatto mentale, è una visione della società, e non è per forza una cosa negativa.
Non la si riconquista introducendo un voto in condotta, che può essere un passo iniziale, ma ricordatevi che una volta si veniva bocciati col 7 in condotta.
E neanche il grembiulino servirà a qualcosa, perché se oggi c’è l’alunno vestito Armani e l’alunno sfortunato, domani ci sarà il bambino col grembiulino Armani e l’altro col grembiulino del Lidl.

L’amore è un gesto pazzo 2

with 2 comments

La campagna elettorale riserva sorprese continue. L’altro ieri il grande innovatore della politica italiana Roberto Calderoli ha mostrato che può esserci una destra antiproibizionista in Italia.
L’ex Ministro ha rivelato il suo vero volto, svelando disprezzo verso la violenza e strizzando l’occhio alla legalizzazione delle droghe leggere: ‘Veltroni ha qualcosa da dire sui fucili? E allora gli porteremo i cannoni!’.

L’amore è un gesto pazzo 2

Articolo:
http://www.repubblica.it/2008/04/dirette/sezioni/politica/verso-voto-2/sei-aprile/index.html?ref=kwhpt2

Written by nevevalenti

9 aprile 2008 at 4:14 pm

Miles gloriosus²

with 3 comments

Si è svolto oggi a Kawasaki, in Giappone, il consueto festival della fertilità. La tradizione vuole che i partecipanti siano baciati dalla buona sorte.

Immagine da repubblica.it

Umberto Bossi, irritato per l’aspetto disgustoso delle schede elettorali, dichiara:
‘Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili’.
Il solito caso da overdose da Viagra populista che in un paese civile sarebbe come minimo causa di irreversibile ignominia.

Subito il mondo civile si indigna e, anche se senza una apparente spiegazione, Veltroni se ne assume ambasciatore e dichiara:
‘Ma dove viviamo, dove siamo? Imbracciare i fucili? Con queste parole il Paese non reggerà, la destra è solo capace di seminare odio e paura. Giurano sulla Costituzione solo per avere le auto blu e un posto da ministro’.
Da notare la chiosa sulle auto blu per strizzare l’occhio al qualunquismo. Non si sa mai.

Roberto Calderoli, l’uomo che prima ha creato l’attuale legge elettorale, poi l’ha definita una porcata e poi l’ha rivalutata, risponde:
‘Veltroni se è ancora uomo e non ha svenduto i propri attributi come pegno da pagare per entrare nella Banda Bassotti, si rivolga al suo ministro Amato e al suo governo. Se non intervengono le istituzioni a difendere la democrazia e la Costituzione, questa difesa passerà al popolo’.
Sorvoliamo con difficoltà le metafore da vero gentleman e le arie da moderno Ciceruacchio che lo accomunano al suo capo. Piuttosto anche qui notiamo l’appello contro la solita malvagità dei politici, che guarda caso sono sempre gli altri.

Francesco Storace, della Destra, tira le briglie ai leghisti dichiarando:
‘A Bossi qualcuno dovrebbe ricordare che in Parlamento hanno votato la legge che loro stessi hanno definito porcata. A Milano fanno la faccia feroce, a Roma stanno a tavola con i loro padroni’.
Proprio a me tocca dire che non ha tutti i torti.

Berlusconi, come suo solito, minimizza:
‘Ciò che lega me e Bossi è un’autentica amicizia fraterna. Noi consideriamo i nostri alleati carne della nostra carne e sangue del nostro sangue’.
Stavolta il Buon Cavaliere non si prende neanche la briga di ridimensionare il Senatur, come la volta scorsa. Dice che Umberto è proprio suo fratello, il che significa che non disapprova le sue parole.
E da vero San Francesco usa una metafora dal sapore evangelico, così, tanto per sbertucciare.

Articoli:
http://www.corriere.it/politica/08_aprile_06/bossi_schede_fucili_62ff67a8-0405-11dd-bca3-00144f486ba6.shtml
http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni-17/polemica-schede/polemica-schede.html

Nel frattempo, Andrea Camilleri ci ripensa e decide di andare a votare.
‘Berlusconi è qualcosa che non ci appartiene. È un extraterrestre rispetto alla democrazia. Non ha la più lontana concezione di cosa possa essere una democrazia. A denti stretti arrivo a dire che perfino Fini potrebbe essere oggi il leader di una destra che adotta il nostro stesso vocabolario. Certo, le parole che poi sceglierebbe sarebbero assai diverse dalle nostre. Il vocabolario di Berlusconi invece è incomprensibile. Va decrittato. D’altronde, lui è il fratello di latte di Putin’.

Articolo:
http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni-18/voto-camilleri/voto-camilleri.html

L’amore è un gesto pazzo

leave a comment »

Mentre il buon Borghezio meditava in cella come Silvio Pellico allo Spielberg, il suo compare Calderoli ha stupito il pubblico dichiarando di voler organizzare mostre per maiali nei luoghi dove si pensi di edificare una moschea.
Le parole del mite uomo politico hanno scandalizzato i suoi alleati, che non avevano certo in programma qualsivoglia riavvicinamento tra il movimento padano e il mondo islamico.
Nessuno, infatti, sa cosa abbia convinto Calderoli di voler edificare sedi leghiste nei pressi delle moschee.

L’amore è un gesto pazzo

Articoli:
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_99239378.html
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/09_Settembre/13/calderoli_maiale_day.shtml

Written by nevevalenti

14 settembre 2007 at 8:50 am

Sempre er Papa vie’ fora in portantina

leave a comment »

Sempre er Papa vie’ fora in portantina

Roberto Calderoli, l’intellettuale della Lega, chiede che l’Unione Europea venga scomunicata.
La reazione del noto politico è scaturita ieri, dopo che la Commissione UE ha fatto sapere al Governo italiano che aprirà una inchiesta per aiuti di Stato illegali al Vaticano.
L’inchiesta si riferisce ad una norma contenuta nella finanziaria 2006, l’ultima del Governo Berlusconi, dove si disponeva l’esenzione dall’ICI degli immobili di proprietà della Chiesa adibiti a finalità commerciali. Una norma che già quando uscì, all’epoca, fece già urlare di scandalo i “soliti anticlericali”.
L’ICI (lo scrivo per gli eventuali lettori prelati che non sanno cosa sia) è “un’imposta indiretta locale che grava sui fabbricati e sui terreni agricoli ed edificabili della Repubblica Italiana”, e “grava sul valore del fabbricato con una percentuale fissa decisa dal Comune con una apposita delibera del Consiglio Comunale” (la definizione l’ho presa dall’enciclopedia comunista Wikipedia).
Forza Italia si è detta sorpresa e candidamente si difende affermando che la norma è stata emessa in base a una Legge del Governo Amato risalente al 1992, quando loro purtroppo non c’erano ancora, e che era tesa a favorire le istituzioni no-profit, semplicemente riallacciandosi ad essa. La stessa cosa dice il noto giornale cattolico L’Avvenire.
La responsabilità è come il Santo Graal: è altrove, ma dove?
Le carte sono mescolate ben bene, in modo da non poter distinguere il commerciale dal no-profit, cos’è del Vaticano e cosa non lo è (un conto sono gli Enti Ecclesiastici, un altro conto è la Chiesa), in modo che alla fine l’opinione pubblica non riesca a farsi un’idea della faccenda e così capisca solo quello che vuole capire, a seconda da quale parte sta.

Ancora un episodio che dimostra quanto la Chiesa tragga profitto dalla politica italiana, di come la politica italiana non sappia svincolarsi dall’influenza della Chiesa e, se vogliamo, quanto la Chiesa ci tenga all’Italia.
Divisa, come ai tempi che er Papa veniva fora in portantina.

Articoli:
http://it.wikipedia.org/wiki/Imposta_Comunale_sugli_Immobili
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_122417762.html
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2007/08_Agosto/28/ue_fisco_chiesa.shtml
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/08_Agosto/21/cento_chiesa_tasse.shtml
http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/economia/ue-chiesa-vantaggi/ue-chiesa-vantaggi/ue-chiesa-vantaggi.html

Written by nevevalenti

29 agosto 2007 at 1:27 pm