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Appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa

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Alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono

Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.
Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.
È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.


Questo è l’
Appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa che Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro e Gianni Amelio hanno scritto al giornale spagnolo El País.

English version:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/against-the-reintroduction-of-race-laws-in-europe/

Versión en español:
http://www.elpais.com/articulo/opinion/regreso/leyes/raciales/elpepiopi/20090701elpepiopi_7/Tes

L’appello su Micromega:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/camilleri-tabucchi-maraini-fo-rame-ovadia-scaparro-amelio-appello-contro-il-ritorno-delle-leggi-razziali-in-europa/

Firma l’appello:
http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&idappello=391094

Le leggi razziali del ventennio fascista su Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Leggi_razziali_fasciste

Dossier su ‘La difesa della razza’, la rivista più nota del razzismo fascista:
http://magazine.enel.it/golem/Puntata3/articolo.asp?id=134&num=3&sez=47&tipo=&mpp=&ed=&as=

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Written by nevevalenti

3 luglio 2009 at 11:58 pm

Il coraggio di Giacomo Matteotti

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Giacomo Matteotti

Giacomo Matteotti

Vi ricordo che oggi è l’anniversario della barbara uccisione di Matteotti da parte dei fascisti nel 1924.
Giacomo Matteotti osò opporsi ai fascisti in modo netto e deciso, sapeva benissimo dove volevano arrivare, era giustamente convinto che la paura era quello che loro volevano per poter continuare indisturbati nell’avanzata al potere. Praticamente era solo. La CGL, Confederazione Generale del Lavoro, si inclinava sempre più verso Mussolini. Neppure i comunisti, a modo loro, non erano di grande aiuto.
A questo proposito Matteotti scrisse a Turati: ‘Il nemico è attualmente uno solo, il fascismo. Complice involontario del fascismo è il comunismo. La violenza e la dittatura predicata dall’uno, diviene il pretesto e la giustificazione della violenza e della dittatura in atto dell’altro’.
Tre anni prima della morte ebbe il coraggio di denunciare le intimidazioni e le violenze fasciste nella famosa ‘Inchiesta socialista sulle gesta dei fascisti in Italia’. Pochi mesi prima di essere ucciso pubblicò a Londra il volume ‘The fascisti exposed: a year of fascist domination’, dove riportava in modo scrupoloso tutte le violenze avvenute fino a quel momento. Inutile dire che questi testi sono tuttora introvabili, e ognuno ci faccia sopra le considerazioni che desidera.
Il 30 maggio 1924 il Deputato Giacomo Matteotti prese la parola alla Camera e, tra gli schiamazzi e le offese dei fascisti e di quelli che prestissimo lo sarebbero diventati, denunciò coraggiosamente i brogli, gli abusi e le violenze delle milizie fasciste durante le elezioni del 1924.

(…)
Giacomo Matteotti.
Onorevole Presidente, forse ella non m’intende; ma io parlo di elezioni. Esiste una milizia armata… (Interruzioni a destra) la quale ha questo fondamentale e dichiarato scopo: di sostenere un determinato Capo del Governo bene indicato e nominato nel Capo del fascismo e non, a differenza dell’Esercito, il Capo dello Stato. (Interruzioni e rumori a destra)
Voci: a destra: “E le guardie rosse?”
Giacomo Matteotti. Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse. (Commenti) In aggiunta e in particolare… (Interruzioni) mentre per la legge elettorale la milizia avrebbe dovuto astenersi, essendo in funzione o quando era in funzione, e mentre di fatto in tutta l’Italia specialmente rurale abbiamo constatato in quei giorni la presenza di militi nazionali in gran numero… (Interruzioni, rumori)
Roberto Farinacci. Erano i balilla!
(…)

‘E adesso, potete preparare la mia orazione funebre’, disse ai suoi colleghi una volta finito il discorso.
Il 10 giugno dello stesso anno Matteotti fu rapito sul lungotevere Arnaldo da Brescia a Roma da un gruppo di membri della polizia politica fascista, l’OVRA. Questi sono i loro nomi: Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo.
Il giorno dopo avrebbe dovuto parlare di nuovo alla Camera e molto probabilmente, secondo studi recenti, aveva scoperto un giro di tangenti che legava il fascismo alla compagnia petrolifera americana Sinclair Oil e stava per denunciarlo pubblicamente.
Il suo corpo fu ritrovato da un guardiacaccia al boschetto della Quartarella di Riano, fuori città, il 16 agosto, in avanzato stato di decomposizione.
I particolari sul processo che seguì potete leggerli nei link in fondo all’articolo, così come la totalità dei documenti citati in questo articolo. Il succo è che quelli furono giorni convulsi e imbarazzanti per i fascisti.
La stampa voleva sapere, da più parti la gente cominciava a chiedersi apertamente che tipo di tranquillità fosse quella guadagnata con l’eliminazione del dissenso (un po’ tardi, aggiungerei: erano anni che i fascisti devastavano e uccidevano nella più completa impunità).
E poi ci fu la Secessione dell’Aventino, atto inutile e tardivo come se ne fanno in Italia, da sempre.
Il punto (tragicamente) interessante arrivò quando Mussolini, il 3 gennaio dell’anno successivo, intervenne alla Camera dei Deputati prendendosi in toto le responsabilità di ogni cosa che era accaduta, minacciò l’Aventino di sedizione e minacciò l’opposizione nel nome di un’Italia che chiedeva tranquillità e sicurezza.
E lui glie l’avrebbe data.

(…)
Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!
Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento ad oggi.
In questi ultimi giorni non solo i fascisti, ma molti cittadini si domandavano: c’è un Governo? Ci sono degli uomini o ci sono dei fantocci? Questi uomini hanno una dignità come uomini? E ne hanno una anche come Governo?
Io ho voluto deliberatamente che le cose giungessero a quel determinato punto estremo, e, ricco della mia esperienza di vita, in questi sei mesi ho saggiato il Partito; e, come per sentire la tempra di certi metalli bisogna battere con un martelletto, così ho sentito la tempra di certi uomini, ho visto che cosa valgono e per quali motivi a un certo momento, quando il vento è infido, scantonano per la tangente.
Ho saggiato me stesso, e guardate che io non avrei fatto ricorso a quelle misure se non fossero andati in gioco gli interessi della nazione. Ma un popolo non rispetta un Governo che si lascia vilipendere! Il popolo vuole specchiata la sua dignità nella dignità del Governo, e il popolo, prima ancora che lo dicessi io, ha detto: Basta! La misura è colma!
(…)

Quella notte stessa il Ministro dell’Interno Luigi Federzoni scrisse a tutti i Prefetti del Regno invitandoli a assumere ‘ogni cura nell’adozione delle misure atte a garantire il mantenimento dell’ordine pubblico’ e stringere i controlli su circoli, associazioni, esercizi pubblici ‘sospetti dal punto di vista politico’.
In più, c’era la stampa che non la smetteva di fare gazzarra.
Ce n’era anche per loro. Il Ministro Federzoni, negli stessi telegrammi, al fine di ‘reprimere gli abusi della stampa periodica’ invitava i Prefetti a una più sollecita applicazione del Decreto Legge 10 luglio 1924, trasfuso nel Disegno di Legge sulla ‘gerenza e la vigilanza dei giornali e delle pubblicazioni periodiche’ del 4 dicembre 1924 in vigore dal 31 dicembre. Ogni pubblicazione doveva avere un direttore responsabile riconosciuto dal Governo tramite il prefetto, la responsabilità diventò di carattere penale (pena è l’arresto immediato) e l’esercizio della professione giornalistica venne ‘consentito solo a coloro che siano iscritti negli albi stessi’.
Nel giro di un anno scomparvero 58 giornali, 149 periodici, migliaia di opuscoli, manifesti, libri e altro.
Tra il 1925 e il 1926 poi uscirono le ‘Leggi fascistissime’ nelle quali si stabiliva che il Capo del Governo non rispondeva più al Parlamento del suo operato, che il Partito Nazionale Fascista era l’unico partito ammesso, che gli scioperi erano proibiti, che i soli sindacati riconosciuti erano quelli fascisti, che a capo delle amministrazioni locali venivano messe autorità di nomina governativa, che chi sgarrava andava al confino o poteva venire ammazzato.
Era fatta, la dittatura era iniziata. L’Italia era finalmente tranquilla e sicura come il Duce voleva che gli Italiani volessero.

Mussolini sulla bara di Matteotti in una vignetta del 1924 tratta dal giornale satirico 'Il Becco Giallo'.

Mussolini in una vignetta del 1924 tratta dal giornale satirico 'Il Becco Giallo'.

Giacomo Matteotti e il ventennio:
http://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Matteotti
http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/matteot.htm
http://cronologia.leonardo.it/storia/a1923p.htm
http://cronologia.leonardo.it/storia/a1925c.htm
http://cronologia.leonardo.it/storia/a1937g.htm
http://www.ossimoro.it/p25.htm

L’ultimo discorso di Matteotti alla Camera dei Deputati:
http://it.wikisource.org/wiki/Italia_-_30_maggio_1924,_Discorso_alla_Camera_dei_Deputati_di_denuncia_di_brogli_elettorali
http://www.comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/21947.html

‘Inchiesta socialista sulle gesta dei fascisti in Italia’:
http://cronologia.leonardo.it/fascismo/fasc000.htm

Le immagini allegate all’inchiesta:
http://cronologia.leonardo.it/fascismo/fasc001.htm

‘The fascisti exposed: a year of fascist domination’:
http://books.google.com/books?id=IdC6AAAAIAAJ&q=giacomo+matteotti&dq=giacomo+matteotti&pgis=1

Un articolo sulle ricerche di Mauro Canali:
http://www.sat8.tv/1997-il-delitto-matteotti-tutti-i-retroscena-nel-libro-di-mauro-canali/

Il discorso di Mussolini su Matteotti:
http://it.wikisource.org/wiki/Italia_-_3_gennaio_1925,_Discorso_sul_delitto_Matteotti
http://www.pmli.it/discorsomussolini3gennaio1925.htm

Le ‘Leggi fascistissime’:
http://it.wikipedia.org/wiki/Leggi_fascistissime
http://www.studiamo.it/dispense/storia/leggi-fascistissime.html

Written by nevevalenti

10 giugno 2009 at 6:08 pm

Che cosa sapete del Referendum?

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Caratteristico Origami italianoC’è confusione attorno al Referendum. Che cosa sappiamo del Referendum?
Che è per abrogare il porcellum di Calderoli? No. Casomai è per peggiorare ulteriormente il porcellum.
Che è per l’abrogazione delle candidature in più circoscrizioni? Sì, il terzo quesito riguarda proprio questo, ma è irrilevante.
Sono i primi due quesiti che dovrebbero preoccupare. In TV nessuno ne parla, sono troppo impegnati con le avventure di Noemi Letizia, coi pericolosi immigrati che vogliono rubarci il lavoro e con l’arrivo di Maria De Filippi digitale terrestre. Insomma è difficile trovare informazioni sul Referendum.
Per fortuna c’è Internet, che è un grande mezzo di conoscenza (cominciate a capire perché D’Elia, Carlucci e compagnia, con la scusa della pedofilia e della pirateria, vogliono limitarne l’uso?).
I primi due quesiti del Referendum sono riferiti al premio di maggioranza al partito più votato invece che alla lista. Badate bene, al partito e NON alla coalizione. Questo è il motivo per cui non piace alla Lega, che non sarebbe più in condizione di ricattare a giorni alterni. Ma questo è un altro discorso.
Sono quesiti importantissimi e dovreste averne paura, perché sono quanto di più vicino alla Legge Acerbo, che alle elezioni del 1924 permise al Partito Nazionale Fascista di ottenere una solidissima maggioranza, talmente solida che finì che Mussolini sciolse ogni altro partito e lì istituì, di fatto, il regime.
Dovreste averne paura. Dovrebbero averne anche quelli che si esaltano al pensiero del potere assoluto in mano a un settantenne dal passato nebbiosissimo, non tanto lucido e appassionato di lolite.
Voi, sì, voi. Sapete come vanno le cose coi regimi: sei lì che acclami il Capo, ma prima o poi lui, o qualcuno per lui, decide che non la pensi correttamente, oppure qualcuno dice una malignità, ed è facile ritrovarsi da un giorno a un altro in vacanza su un isola fatta di sale. O contro un muro.
Ma basta con il pessimismo. L’attuale Presidente del Consiglio italiano dice che con il pessimismo non si va da nessuna parte e ha ragione.
Passiamo ai crudi fatti:
Sappiate che se al Referendum vincerà il ‘sì’, la nuova legge elettorale assegnerà il 55% di Camera e Senato al primo partito.
Immaginando che al Referendum vinca il ‘sì’ e che il giorno dopo ci fossero le elezioni, questo lo scenario che avremmo: il partito con la maggior percentuale di voti, fosse anche un 20%, avrebbe automaticamente il 55% di Camera (grazie al ‘sì’ al quesito 1) e Senato (quesito 2).
Questa è una legge antidemocratica, tesa a favorire un partito ben specifico e zittire ogni forma di dissenso.
Spingerà i soggetti politici a perseguire, sin dalla fase pre-elettorale, la costruzione di un unico raggruppamento.
Una cosa impossibile per tutti tranne per un partito ben specifico.
Il nome mettetecelo con la fantasia, se ne avete ancora.
E finalmente cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza non rappresenterà più un problema.
Silvio Berlusconi, che (purtroppo) mi rappresenta e decide per me anche quel che non vorrei, il 28 aprile ha dichiarato: ‘Il referendum concede il premio di maggioranza al partito più forte: posso mai votare ‘no’? Va bene essere masochisti, ma c’è un limite. Se ti danno un vantaggio così…’
Non mi sono mai esposta direttamente, non mi piace farlo, ma la legge me lo permette, stavolta non posso esimermi: secondo me questo Referendum va boicottato, il quorum non va raggiunto.
Non so voi, non ci vado.
Oppure ci vado e voto ‘no’, ‘no’, ‘si’.

Articoli:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/passigli-perche-il-referendum-minaccia-la-costituzione/
http://battilo.it/
http://www.referendumelettorale.org/dettaglio/64282/Presentazione_dei_quesiti
http://www.donnapratica.com/articoli/2009/05/05/speciale-referendum-2009-testi-quesiti-spiegazioni-di-cosa-tratta-link-utili-referendum
http://lorrore.blogspot.com/2009/05/non-farti-fregare-di-no-al-referendum.html

Written by nevevalenti

19 maggio 2009 at 11:24 am

Gelmini vuol dire fiducia!

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Beata Ignoranza

Beata Ignoranza

Il voto di fiducia è un voto che viene chiesto dal Governo alla sua maggioranza parlamentare quando deve far passare i propri disegni di legge. È una richiesta di fiducia a scrutinio palese e non segreto che solitamente viene fatta quando c’è pericolo che la maggioranza non sia d’accordo con testo di legge da votare.
In pratica, tanto più un Governo chiede la fiducia ai suoi parlamentari, tanto più ha paura che essi non siano d’accordo con le sue decisioni, tanto più il Governo scricchiola.
Quando a un Governo di destra non viene concessa la fiducia, di solito non succede niente.
Quando a un Governo di sinistra non viene concessa la fiducia, di solito si apre la crisi di Governo.

Mentre crollano le borse tutto intorno a noi, il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha confermato che il Governo ha intenzione di chiedere la fiducia sul maxiemendamento sostitutivo del decreto Gelmini. Il voto avrà luogo stasera alle 19 ed è il sesto voto di fiducia dell’attuale Governo Berlusconi.
Elio Vito giustifica il gesto: ‘Il voto di fiducia sta emergendo sempre con maggior forza di fronte all’impossibilità di avere una data certa per l’approvazione dei disegni di legge in questo ramo del Parlamento’.
Traduzione: il Governo ha paura perché sa che il decreto Gelmini è talmente orribile che rischia di non essere approvato neanche dalla sua maggioranza.
Il voto di fiducia nasce ‘solo da fatti tecnici, dalla mancanza di tempi certi nel dibattito che può diventare in fretta ostruzionismo dell’opposizione e non certo da divisioni all’interno della maggioranza’. Sorvoliamo sull’immagine fumettistica dell’opposizione che usa i tempi morti solo per imitare Pietro Gambadilegno e attendiamo che qualcuno ci spieghi il succo di questi generici ‘fatti tecnici’.
Dice Elio Vito: ‘Il Governo sarebbe interessato ad un confronto parlamentare pieno, ma l’impossibilità di tempi certi lo preclude’. Qui non esiste traduzione. La fretta è sempre una buona scusa quando si deve gettare fumo negli occhi. Ma poi che motivo c’è di avere fretta? Ma non credo che il Ministro sia in malafede per cui, sì, noi crediamo veramente che lor signori abbiano fretta di tagliare 8 miliardi di euro alla scuola italiana, di epurare 85 mila docenti sul personale, di ridurre l’orario delle lezioni e togliere il tempo pieno, di tagliare 10 mila insegnanti di sostegno per i disabili. Il tutto in cambio del grembiulino.
Prosegue Elio Vito e definisce questo voto come una ‘occasione per una riflessione seria sul ruolo della Camera’. Traduzione: dai parlamentari di destra gradiremmo sapere fino a che punto siete fedeli; ai parlamentari di sinistra, data la fretta di cui sopra, basterà non votare il decreto per dimostrare che sono i soliti rompiscatole, e infatti Elio Vito conclude: ‘Mi piacerebbe che questa richiesta di riflessione fosse accolta da tutti e non come una lesione delle prerogative della minoranza’. In pratica, chi dissente lo fa solo per boicottare.
Anche il Ministro Mariastella Gelmini, mamma di questa grande riforma ‘scolastica’, parla di ‘ostruzionismo dell’opposizione’ e naturalmente, lei che ama il prossimo, ci mette dentro anche la protesta che fuori dal palazzo cresce in modo esponenziale.
Lasciateli lavorare e non occupatevi di politica. ‘Ostruzionismo’, secondo il vocabolario del nostro Governo, significa pensarla in modo diverso. Una volta si chiamava pluralità di pensiero ed era il frutto della Democrazia.
Ma la Democrazia è malata, ce lo ripetono da anni quegli stessi che la vorrebbero morta.

Articoli:
http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_06/scuola_fiducia_decreto_826e6670-93ca-11dd-8968-00144f02aabc.shtml
http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-1/scuola-2009-1/scuola-2009-1.html

‘Meditate che questo è stato’

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Marco Tedde, sindaco di Alghero e uomo di Forza Italia, non vuole che la banda municipale suoni ‘Bella ciao’ durante la commemorazione del 25 Aprile: secondo lui quella canzone divide gli italiani.
Il corteo allora si divide in due tronconi, uno istituzionale con tanto di banda ma senza repertorio a tema, composto da quattro gatti, e un altro più corposo, che allegramente canta la canzone che non piace al sindaco accompagnata da altri musicisti.
Curioso il dettaglio della presenza di una bandiera del Milan nel corteo guidato dal sindaco, che meriterebbe una riflessione a parte. Ma questo non è il momento.
Finisce come in una storia di Guareschi al contrario, dove il corteo ‘disubbidiente’, giovani e vecchi, si incontra con quello del sindaco e gli dice: ‘siete circondati: liberate la banda’, e così la festa può veramente cominciare.
Chissà se era il sindaco o ‘Bella ciao’ a dividere.

Don Renato D’Aronco, parroco di Castelnuovo del Friuli (PN) rifiuta le ultime volontà del partigiano Egidio Cozzi, che voleva che il suo funerale si svolgesse in chiesa e che fossero eseguite canzoni partigiane. Neanche lui ‘Bella ciao’ la vuole sentire.
Finisce che i familiari di Egidio decidono solamente di far svolgere il rito civile, pur di poter far suonare tutte le canzoni patriottiche care al vecchio combattente.
Il parroco dichiara: ‘mi sono limitato ad applicare le direttive che regolano l’uso della musica e degli strumenti all’interno dei luoghi di culto senza dare alcuna interpretazione ai canti che si sarebbero dovuti eseguire’.
Qualcuno gli spieghi che ‘Bella ciao’ è una canzone che nasce dai campi dove le mondine si spezzavano la schiena nelle risaie e che in seguito, durante la Resistenza, un anonimo gli ha cambiato le parole e lo ha trasformato in un canto partigiano. Secondo diversi storici, il canto nacque addirittura tra i partigiani vicini al movimento di Don Sturzo. Poi fu inglobato nel corpus delle canzoni della Resistenza e soggetto ancora a diverse varianti, tra cui quella in cui viene aggiunta una strofa che parla di bandiera rossa, che è un fatto successivo.

Il cinismo imperante e la ‘storiografia più seria’ vogliono che la Resistenza non fu lotta di popolo ma una minoranza irrilevante. In loro aiuto scendono l’analfabetismo di ritorno e i testimoni diretti, che giorno dopo giorno vengono a mancare.
Minoranza o no, non bisogna dimenticare cosa volle significare quella minoranza. Simbolizzò il riscatto e l’uscita da un regime totalitario vergognoso, significò la conquista della Democrazia, grazie alla quale oggi anche il più disincantato dei pensatori si permette di dire quello che pensa.
‘Meditate che questo è stato’, diceva Primo Levi. Minimizzare i simboli vuol dire minimizzare ciò che fu, incrinare i tabù, permettere alla Storia di fare passi indietro che poi faranno piangere molti, e non è detto che a farlo saranno quelli che la ‘storiografia più seria’ vuole che piangano.

Articoli:
http://www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/canzone.php?id=722〈=it
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=74938
http://www.unita.it/view.asp?idContent=75127
http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/funerale-civile/funerale-civile/funerale-civile.html
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=81336

È morto Nicola Tommasoli, il ragazzo brutalmente pestato la notte del Primo Maggio. Gli avevano chiesto una sigaretta, aveva rifiutato e l’hanno massacrato in 5, fino all’estremo.
Gli aggressori erano tutti del giro veronese dell’estrema destra e non era la prima volta che facevano una cosa del genere, ma come al solito in Italia per notare una cosa ci deve scappare il morto.
Erano ‘ragazzi di buona famiglia’, e qualsiasi cosa significhi non voglio immaginare cosa sarebbe accaduto se la loro famiglia non fosse stata ‘buona’. Da mesi andavano in giro a caccia di tutti quelli che rispondevano alla loro idea di ‘diverso’. Così andavano a prendere a pugni i ‘negri’, i ‘terroni’, i ‘capelloni’. Una volta hanno picchiato uno perchè s’era seduto in Piazza delle Erbe e secondo loro ‘danneggiava l’immagine di Verona, città di classe’.
Erano ‘ragazzi di buona famiglia’ ma in fondo mettevano in pratica quello che per molti altri loro concittadini erano le grida dei politici che vincono qualsiasi elezione da sempre, da quelle parti. Evidentemente le asprezze verbali di una certa frangia di alleati del buon Cavaliere non per tutti sono allegorie. Qualcuno le prende alla lettera.
Erano ‘ragazzi di buona famiglia’ e adesso Verona si risveglia nell’angoscia di non conoscere i suoi figli, i suoi vicini, e ha paura.
Un po’ troppo tardi.

Articoli:
http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_04/verona_fermato_giovane_852ed136-19d3-11dd-ab0f-00144f486ba6.shtml
http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_05/neonazista_verona_picchiato_0e26cc7a-1a63-11dd-b32c-00144f486ba6.shtml
http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_05/tirapugni_mazze_branco_sarzanini_3d720946-1a62-11dd-b32c-00144f486ba6.shtml
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200805articoli/32520girata.asp
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=75148
http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/pestaggio-verona/due-fermati/due-fermati.html
http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/pestaggio-verona/fini-commento/fini-commento.html
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=270&ID_sezione=274&sezione=

\'Meditate che questo è stato\'

In analisi

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I blogs che ho visitato oggi sono strapieni di commenti sui risultati elettorali, divisi grosso modo nelle categorie che seguono.
Da una parte ci sono quelli che ironizzano amaramente sul futuro di felicità promesso da Silvio Berlusconi in auge da oggi, dall’altra ci sono quelli che tanto aggressivi erano durante le elezioni quanto pacati sono oggi nell’esultare per la vittoria.
Poi ci sono quelli che non importa se ha vinto il settantunenne Cavaliere, che tanto il cinquantatreenne Veltroni ha comunque raggiunto il risultato di diventare capo unico dell’opposizione, e comunque non è detto che Berlusconi arrivi alla fine dei 5 anni, visto che la Lega potrebbe trasformarglisi sotto il naso da alleato a clone della sinistra radicale che già fece incrinare Prodi.
In ultimo ci sono quelli che bisogna pur vivere e quindi tanti auguri di fortuna al nuovo Presidente del Consiglio anche se non l’ho votato.
Insomma, qualcosa sull’argomento lo si deve dire per forza, allora lo faccio pure io.

Gianfranco Fini, che più di una volta ha dimostrato di essere uno dei pochi nel centro-destra che conosca il significato della parola ‘Democrazia’, ha dichiarato alla vigilia della vittoria: ‘Quello che esce dal voto è un Parlamento anomalo rispetto alla realtà del paese. L’assenza della sinistra è un problema’.
Perfino lui, per quanto abbia le mani legate dal patto d’acciaio con il buon Cavaliere e debba parlare tra le righe, ha capito la gravità del fatto che ci sono tantissimi italiani oggi senza nessuno che li rappresenti in Parlamento, e che questo è un pericolo per la democrazia.
Tra quegli italiani ci sono anch’io.
Veltroni non mi rappresenta, perché a lui e alla sua cerchia devo la presenza del buon Cavaliere nella scena politica negli scorsi 15 anni e nei prossimi 5.
La sinistra radicale non mi rappresenta, perché si porta dietro fantasmi simili a quelli della destra radicale e quindi una vale l’altra, e poi non sopporterei di essere considerata una borghesuccia solo perché il mio lavoro non sarà di carattere manuale.
I vari partitelli non mi rappresentano, perché non posso affidare il mio futuro a gente che litiga per un capello.

Ma torniamo a fare finta di contare qualcosa e proseguiamo con l’analisi degli avvenimenti.
Dal panorama sono scomparse la sinistra vera e propria e quella dei movimenti e questo possiamo anche chiamarlo un bene per la controparte del centro-destra, ma non mi sembra che questa abbia fatto altrettanto per disfarsi delle vecchie patologie reazionarie che si trascina dietro.
È vero, i vari Forza Nuova e Santanchè hanno fatto la fine di Bertinotti e questo è un bene, le eredità del secolo passato ce le siamo trascinate dietro per troppo.
Però non saprei dire se i punti di divergenza tra gli odierni extraparlamentari di sinistra e Veltroni sono più consistenti di quelli tra gli extraparlamentari di destra e il duo Berlusconi-Bossi. Insomma, non credo che chiamarsi in un modo e comportarsi in un altro sia un argomento valido per dire che si è diversi.
Ma questo non è tempo per considerazioni di carattere etico: l’Italia finalmente si sta rialzando e il panorama internazionale è critico. Non dobbiamo fare rumore, altrimenti disturbiamo il buon Cavaliere e poi le magie non gli vengono bene.
Comunque andrà, non disperatevi per Veltroni. Non è lui che ha perso, ma noi.

Articoli:
http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008/via-comunisti/via-comunisti.html
http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008/pdl-vince/pdl-vince.html

Le prime pagine de \'Il Manifesto\' del 14 e del 15 Aprile 2008

Le prime pagine de 'Il Manifesto' del 13 e del 14 Aprile 2008

Written by nevevalenti

15 aprile 2008 at 1:59 pm