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Chi si ricorda del terremoto?

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TERREMOTO IN ABRUZZO

A Roma, all’ultimo piano di un palazzo di periferia, la notte del terremoto il boato ci ha svegliate, io e mia madre. Un boato sordo e poi tutto ha tremato per un tempo lunghissimo: quaranta secondi, un minuto, non saprei dire quanto è durato. Mentre eravamo pietrificate nel letto dal terrore, a L’Aquila gli edifici crollavano e centinaia di persone morivano.
La mattina, televisione e radio cominciavano a mostrarci pezzo per pezzo la tragedia che era avvenuta in Abruzzo.
Il giorno stesso, agitatissime (e lo saremmo state per un bel pezzo, anche oggi ogni tremore mi blocca il sangue nelle vene), abbiamo parlato con un ingegnere e ci ha detto che è normale, che gli edifici devono essere elastici, che se non ballasse tutto verremmo giù come birilli. L’ho fatto sapere ai miei attacchi di panico, che mi hanno ringraziato e hanno continuato a fare i loro comodi come se niente fosse, anche la settimana scorsa, quando la scossa che abbiamo sentito aveva come epicentro Castel Sant’Angelo, qui nella capitale, che gli esperti considerano ‘a bassissimo rischio sismico’.
Ma in Abruzzo è stata un’ecatombe, un inferno. 290 vittime accertate, ma sicuramente sotto quelle macerie sarà morta anche altra gente. È impossibile quantificare. Gli immigrati irregolari, ad esempio. Quelli a qui di solito si affittano ruderi per cifre spropositate. Quelli non li cercherà nessuno, né con le ronde, né con le motovedette. Ma anche gli italiani hanno smesso di cercarli presto. A Pasqua, per l’esattezza. Ricordate?
Io non so quanto possa essere saggio fermare le ricerche a una sola settimana dall’evento, quando al mondo ci sono casi accertati di ritrovamento di superstiti vivi anche dopo un mese.

Comunque sia, siamo in Italia. Scriveva Sergio Romano il 9 aprile sul Corriere della Sera:
‘Non possiamo evitarle, ma possiamo ridurne il pericolo e mitigarne gli effetti. Basterebbe, per raggiungere lo scopo, evitare di costruire nelle zone a rischio e applicare diligentemente le precauzioni rese possibili dall’edilizia moderna. La California e il Giappone sanno che verranno colpiti da un grande terremoto nel corso dei prossimi trent’anni, ma hanno fatto il possibile per ridurne le conseguenze. Anche noi sappiamo che la terra continua a tremare sotto di noi, che il Vesuvio non è spento, che i torrenti dell’Appennino possono diventare spaventose macchine da guerra, che i nostri boschi sono male custoditi e governati, che Venezia è esposta a rischi mortali.
Ma l’arte del pensare sui tempi lunghi sembra essere estranea alla nostra natura. Le leggi esistono, ma vengono sistematicamente sconfitte da una potente coalizione di interessi elettorali, fatalismo individuale, imperizia amministrativa, affarismo spregiudicato, instabilità governativa e una somma di cavilli giuridici che metterebbe in ginocchio il più illuminato dei riformatori. Fra la preveggenza e il tornaconto, politico o individuale, vince quasi sempre il tornaconto. Ma il Paese imprevidente può essere al tempo stesso, nel momento del pericolo, generoso ed efficiente’
.

È passato un mese e mezzo, sono successe un sacco di cose, e così del terremoto non si sente quasi più parlare.
La gente che vive nelle tendopoli comincia a morire e non arrivano né case prefabbricate né new town. Però arriverà il G8, grazie a una geniale trovata del nostro amatissimo Presidente del Consiglio, che ha detto che lo farà per mostrare ai grandi della terra quanto siamo messi male in Italia e ‘per risparmiare denaro e risorse che potrebbero essere utilizzati per la ricostruzione’. Peccato che i denari, alla Maddalena, siano stati già spesi da un po’.
Questa è una delle tante cose che gli integerrimi giornalisti italiani non dicono, sì, perché sono tante le cose che non sappiamo.
A questo proposito, qui di seguito pubblico uno stralcio di una lettera che Andrea Gattinoni, un attore che si trovava a L’Aquila per presentare un film, ha scritto a sua moglie e che descrive l’atmosfera allucinante che c’è da quelle parti.
Altro che il camping del Premier.

Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni da fitta al cuore. Chi ha perso la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa. Francesca stanno malissimo. Sono riusciti ad ottenere solo ieri che quelli della protezione civile non potessero piombargli nelle tende all’improvviso, anche nel cuore della notte, per CONTROLLARE. Gli anziani stanno impazzendo. Hanno vietato internet nelle tendopoli perché dicono che non gli serve. Gli hanno vietato persino di distribuire volantini nei campi, con la scusa che nel testo di quello che avevano scritto c’era la parola ‘cazzeggio’. A venti chilometri dall’Aquila il tom tom è oscurato. La città è completamente militarizzata. Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli ogni giorno dilagano episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato uno. Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la città sono sempre più gremiti di militari, che controllano ogni albero e ogni roccia in previsione del G8. Ti rendi conto di cosa succederà a questa gente quando quei pezzi di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le loro auto blindate? Lì???? Per entrare in ciascuna delle tendopoli bisogna subire una serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado sconcertante, manco fossero delinquenti, anche solo per poter salutare un amico o un parente. Non hanno niente, gli serve tutto. (Hanno) rifiutato ogni aiuto internazionale e loro hanno bisogno anche solo di tute, di scarpe da ginnastica. Per far fare la messa a Ratzinger, il governo ha speso duecentomila euro per trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L’Aquila.
Poi c’è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono. Le tendopoli sono imbottite di droga. I militari hanno fatto entrare qualunque cosa, eroina, ecstasy, cannabis, tutto. E’ come se avessero voluto isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano lasciarli a stordirsi di qualunque cosa, l’importante è che all’esterno non trapeli nulla. Berlusconi si è presentato, GIURO, con il banchetto della Presidenza del Consiglio. Il ragazzo che me l’ha raccontato mi ha detto che sembrava un venditore di pentole. Qua i media dicono che lì va tutto benissimo. Quel ragazzo che mi ha raccontato le cose che ti ho detto, insieme ad altri ragazzi adulti, a qualche anziano, mi ha detto che “quello che il Governo sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco banco di prova per vedere come si fa a tenere prigioniera l’intera popolazione di una città, senza che al di fuori possa trapelare niente”. Mi ha anche spiegato che la lotta più grande per tutti lì è proprio non impazzire. In tutto questo ci sono i lutti, le case che non ci sono più, il lavoro che non c’è più, tutto perduto.

Il testo completo potrete trovarlo a questo link:
http://nautilusmagazine.blogspot.com/2009/05/prove-tecniche-di-regime.html

Written by nevevalenti

20 maggio 2009 a 8:13 pm

4 Risposte

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  1. sconcertante! spero non sia la realtà, altrimenti saremmo messi molto peggio di come pensassi e ti assicuro che secondo me siamo messi davvero male

    sandro

    20 maggio 2009 at 9:22 pm

  2. Ciao Sandro.
    Scorrendo i commenti a quel post si leggono parole di gente che conferma la descrizione e di altri che la smentiscono. Magari le cose hanno molte facce e ognuno ne vede una, quella che vuole vedere, quella che il caso gli ha messo davanti agli occhi, non lo so.
    Di sicuro il G8 in Abruzzo, oggettivamente, comporta e comporterà una eccessiva militarizzazione di quell’area. Non credo sia quello di cui gli abruzzesi hanno bisogno.

    nevevalenti

    21 maggio 2009 at 2:40 pm

  3. FORTUNA CHE SILVIO C’E’!!!
    L’hanno votato; l’hanno applaudito; l’hanno osannato… Ora, che se lo godano tutto!

    sendigiovus

    25 maggio 2009 at 1:11 pm

  4. Se trovi delle mappe che indicano la frequenza dei terremoti in italia,negli ultimi 100 anni.

    Nota bene,che la sardegna,è la regione con minor numero di terremoti(o nessuno).Mi sa che ci conviene trasferirci.

    Vincenzo007

    22 giugno 2009 at 1:24 pm


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