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Il blog di Neve Valenti – Reloaded

Perché il NO al Decreto Gelmini

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22 Ottobre 2008.
Silvio Berlusconi, quel signore che alla fine di una campagna elettorale come le fa lui, piena di odio e perfidia, dopo aver vinto e dichiarato che avrebbe governato bene per tutti gli italiani, anche quelli che non l’hanno votato, mostra il pugno di ferro a chi non è d’accordo con le imposizioni del suo governo.
In migliaia sono scesi in piazza per protestare contro il decreto che la sua fida Ministra Mariastella Gelmini ha voluto, un decreto di fronte al quale brilla persino la riforma Moratti, che almeno una sua logica l’aveva. Perversa, ma l’aveva. Queste migliaia di persone evidentemente non sono gli italiani per i quali Berlusconi ha promesso di governare bene, oppure non sono abbastanza intelligenti per poter capire la bontà delle decisioni del Premier. Forse stanno fraintendendo, forse lo scopo della riforma Gelmini è solo un modo per stroncare la fuga dei cervelli alla radice, evitando di produrre cervelli.
Per Silvio migliaia di persone che scendono nelle piazze non sono soggetti da ascoltare e con i quali confrontarsi, non sono soggetti coinvolti direttamente nel settore in cui con tanta leggerezza si vuole andare a rimestare. Migliaia di persone in piazza sono per il Presidente del Consiglio ‘una violenza’. Difatti ha dichiarato: ‘convocherò Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell’ordine. Lo Stato deve fare il suo ruolo garantendo il diritto degli studenti che vogliono studiare di entrare nelle classi e nelle aule’ e ha rincarato ‘Avete 4-5 anni per fare il callo su queste cose. Io non retrocederò di un millimetro’.
Non c’è che dire. Davvero un omino disposto al dialogo.
Dice Berlusconi: ‘La sinistra parla di 86mila insegnanti in meno. Falso. Con la riforma nessuno sarà cacciato. Ci sarà solo il pensionamento di chi ha già raggiunto l’età e il blocco del turn over. La sinistra tenta di costruire un’opposizione di piazza’ e aggiunge rivolgendosi a Mariastella: ‘Ti sei sbagliata, non è maestro unico ma prevalente. affiancato dall’insegnante di lingua straniera, religione e di informatica’.
Notate che la frase ‘ci sarà solo il pensionamento di chi ha già raggiunto l’età e il blocco del turn over’ non è la solita bugia, ma un qualcosa di più complesso. Significa molto semplicemente che a disposizione degli alunni ci sarà sempre meno personale. O il Premier è un maestro della Retorica moderna oppure i suoi sostenitori sono particolarmente addormentati, dato che con queste parole egli nega una cosa che gli viene contestata dicendo che questa cosa è vera.
Ma parliamo di cose importanti.

Il Decreto Legge 1 settembre 2008 n. 137 dice: ‘Le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola’.
Se i maestri possono lavorare solo 24 ore a settimana e se 6 per 4 fa 24, quali insegnanti si occuperanno dei bambini durante le ore pomeridiane? Chi pagherà tali insegnanti, le scuole? E con quali soldi? L’argomento lasciato in sospeso dal Decreto Legge ci fa pensare che nel tempo pieno potrebbero entrare in ballo i privati, ai quali già vengono appaltate pulizie che non vengono fatte e mense mal gestite. E chi pagherà questi privati? Lo Stato o le famiglie? Se li pagherà lo Stato, quanto verranno a costare in più rispetto alla spesa che ha voluto tagliare? Se li pagheranno le famiglie, in quanti saranno in grado di permetterselo, coi tempi che corrono?
Corre in nostro aiuto il Piano Programmatico del governo, che recita: ‘potranno continuare ad essere utilizzati, in caso di carenza di docenti specializzati, docenti specialisti esterni alle classi, per l’intero orario settimanale di docenza previsto dal CCNL’.
Con un taglio di 87.000 docenti volete che non ci sia carenza di docenti specializzati?
A proposito di privati, se avete letto il Decreto Legge e il Piano Programmatico, avrete notato che sono gli unici a non venire toccati.
Ma il tempo pieno è un argomento marginale, lo sanno tutti. Le statistiche ufficiali del Ministero dicono che nel 2007 solo il 90% delle famiglie del Nord e il 70-80% delle famiglie del Sud ne hanno fatto richiesta. A chi volete che interessi il tempo pieno?
Non c’è che dire, è davvero un provvedimento a favore della famiglia, in particolar modo della donna.
Per quanto riguarda ‘l’insegnante di lingua straniera, religione e di informatica’, il Piano Programmatico ci chiarisce le idee dicendo che ‘si porranno in essere le azioni finalizzate alla realizzazione di una intensiva formazione dei docenti che non hanno ancora il titolo per poter insegnare la lingua inglese’. Traduzione: spariranno i docenti specialisti di lingua inglese e questo verrà affidato a un docente preparato alla bella e buona.
Ancora il Piano Programmatico: ‘saranno attivati corsi di riconversione professionale per i docenti, facenti parte delle classi di concorso in esubero, nonché corsi relativi ad altre tipologie di docenti, ai fini dell’inserimento in classi di concorso più ampie’. Traduzione: se prima bisognava essere specializzati, ora non occorre più.
Il Piano Programmatico afferma che il docente unico è più funzionale “all’innalzamento” (sic, tra virgolette) degli obiettivi di apprendimento, con particolare riguardo all’acquisizione dei saperi di base, favorisce l’unitarietà dell’insegnamento soprattutto nelle classi iniziali, rappresenta un elemento di rinforzo del rapporto educativo tra docente e alunno, semplifica e valorizza la relazione fra scuola e famiglia’.
Nella scuola di un tempo i saperi di base potevano essere riassunti con il detto ‘saper scrivere e far di conto’, ma oggi i programmi ministeriali sono molto più ampi rispetto al passato. Ora i bambini devono conoscere fin da piccoli l’inglese e l’informatica. Come può un unico insegnante conoscere tutto? E come può farlo senza tempo pieno e con una riforma che impone che ‘il rapporto alunni-classe si eleverà di uno 0,20 con riferimento all’anno scolastico 2009/2010 e di uno 0,10 in ciascuno dei due anni scolastici successivi’ (cito sempre dal Piano Programmatico)?
Questo, a conti fatti, significa classi di 30-35 alunni.
I signori ai quali sta a cuore l’innalzamento tra virgolette degli obiettivi di apprendimento dovrebbe essere noto che il numero elevato di alunni, oltre che rendere impossibile il seguirli da vicino e altre cose, non permette ai docenti di interrogare oralmente almeno due volte a quadrimestre ogni alunno, e così i maestri dovranno fare ricorso a test, quiz o prove scritte il cui voto dovrà supplire il voto dell’interrogazione. Questo non aiuterà le nuove generazioni ad imparare ad esprimersi oralmente in modo corretto e peggiorerà una situazione già tragica.

Scriveva Luca Ricolfi su La Stampa del 25 settembre 2008: ‘Se la scuola elementare italiana fosse così ben congegnata come ripetono i suoi paladini, forse non osserveremmo quotidianamente quel che invece osserviamo. E cioè che sia nelle scuole medie sia (incredibilmente) all’università tantissimi ragazzi, oltre a fare errori di grammatica e ortografia con cui un tempo nessuno avrebbe preso la licenza elementare, non sanno organizzare un discorso né a voce né per iscritto, non sono in grado di progettare una tesi o una tesina, non conoscono il significato esatto delle parole, fanno sistematicamente errori logici, non sanno spiegare un concetto né costruire un’argomentazione, insomma non capiscono e non riescono a farsi capire se non in situazioni ultra-semplici’.
Siamo sicuri che diminuire le ore di lezione, aumentare il numero di alunni per classe e tagliare sul numero degli insegnanti sia la soluzione migliore a questo gravissimo problema?
In molti hanno riflettuto su di esso, tanti quanti sono quelli che non sono stati ascoltati ogni volta che si è messo mano alle varie riforme degli ordinamenti scolastici.
Le cause di questa disgraziata situazione italiana sono molteplici e ramificate, vengono da lontano e per parlarne occorre fare un passo indietro.
All’inizio fu la Riforma Gentile, in epoca fascista. La scuola gentiliana era basata sul nozionismo: la mente dell’alunno è un guscio vuoto da riempire con nozioni che non debbono essere discusse.
Nel secondo dopoguerra dagli U.S.A. arrivarono concetti pedagogici innovativi e anche la scuola italiana ha abbracciato lentamente le idee del cognitivismo.
Il cognitivismo mette lo studente al centro del processo di apprendimento, è lui l’attore protagonista di questo processo e non più il contenitore vuoto che voleva Gentile.
Una rivoluzione copernicana per la didattica. Ora lo scopo era sviluppare la capacità del ragazzo di collegare i concetti tra loro e ampliare il numero di collegamenti, e non soltanto di apprendere singole nozioni a memoria, separate le une dalle altre come blocchi.
Purtroppo il passaggio dei sistemi di insegnamento dal nozionismo al cognitivismo in Italia si portò dietro l’errore madornale di fare un fascio di tutto ciò che la riforma Gentile aveva portato.
Nozionismo e autorità del maestro vennero messi frettolosamente sullo stesso piano come eredità malsane del regime. Così il garantismo insolente della fine degli anni 60 credette che gerarchia fosse sinonimo di fascismo, anche perché di quella parola nel ventennio aveva fatto indigestione, e buttò via il bambino e l’acqua sporca, mettendo l’allievo e il maestro ‘alla pari’. Chiunque ricordasse che l’idea che il maestro debba avere autorità non è di origine fascista ma è ben più antica, era automaticamente bollato come fascista.
Tutto questo accadde contemporaneamente al crescere esponenziale dell’allegra macchina da guerra del consumismo, che costruiva nei giovani il suo più grande bacino di utenti e creava il virus del culto del divertimento al quale nessuno poteva sfuggire, pena l’isolamento sociale, sfruttando i meccanismi psicologici tipici del branco. Quel virus col quale la TV dell’intrattenimento degli ultimi 30 anni ha forgiato milioni di italiani.
Oggi, nelle meccaniche scolastiche, lo studente continua ad essere attore protagonista, ma di un copione (le materie scolastiche) del quale non ha alcun interesse e, peggio, non ne capisce l’importanza.
Gettare via le gerarchie annullando la distanza fra insegnanti e alunni ha sminuito l’insegnante stesso al punto che l’alunno è portato a pensare: ‘Se chi mi insegna è come me, cosa ha da insegnarmi?’
L’ingresso dei genitori nella vita scolastica, lo svilimento e la delegittimazione continua alle quali è stato sottoposto il corpo docenti nel corso degli anni non hanno fatto altro che aggiungere il peggio al peggio.
Oggi l’insegnante è per la maggior parte dei ragazzi quanto di più lontano dall’educatore. Lo dicono ben chiaro i genitori che difendono i loro figli anche di fronte all’evidenza di colpa più sfacciata, magari dicendo ‘lei è pagato per insegnare la materia e non per sostituirsi alla famiglia’. Quella famiglia che oggi non ha tempo né voglia di educare i bambini e delega tutto alla Playstation, quella famiglia che si meraviglia se i ragazzini si ubriacano o si drogano, sperando che il proprio, col quale non si riesce proprio a parlare, non sia come quelli che vede al TG della sera.

Berlusconi: ‘Un’altra falsità che si dice è che vogliamo chiudere le scuole. Non è vero, noi pensiamo a una razionalizzazione del personale, cosa prevista anche dal governo di centrosinistra. Per le comunità montane abbiamo previsto che un preside e un segretario possano occuparsi di due o più scuole con meno di 50 alunni’.
La Legge 6 agosto 2008, n. 133 dice che bisogna fare economie ‘non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012’.
La Legge 6 agosto 2008, n.133 dice che ‘nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti’.
Il Decreto Legge 7 ottobre 2008, n. 154 aggiunge una modifica all’art. 64 della Legge 133 con cui ‘diffida le regioni e gli enti locali inadempienti ad adottare, entro quindici giorni, tutti gli atti amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi di ridimensionamento della rete scolastica’, minacciando commissariamenti e altre cose.
Vedete un po’ voi se non è vero che il Premier vuole chiudere le scuole.
Da notare che il complicato meccanismo per chiudere 4.000 istituti scolastici è ideato dal governo che si vanta di avere tra le sue fila un Ministro della Semplificazione.
Nella sola regione Piemonte, per esempio, chiuderanno 816 istituti su 1366. Traduzione: più bambini e ragazzi in autobus per le strade, più spese da affrontare, più pericoli.
L’Italia delle piccole e medie comunità, la maggioranza degli italiani, non viene presa per niente in considerazione e si deve adattare per forza o per amore alla legge degli uomini del palazzo, che queste realtà non le conosce o se le è scordate.
È vero che questa idea di ‘razionalizzare’ l’ha avuta per primo un governo di sinistra, anni fa, ma una stupidaggine rimane una stupidaggine.
Ma il governo attuale per accaparrare consenso utilizza da sempre, e questa volta come non mai, un populismo rozzo ma efficace facendo leva sui ricordi dei bei tempi andati. A tutti piacciono i bei tempi andati.
I TG interpellano a proposito del maestro unico e l’intervistato ripensa con nostalgia a quando andava a scuola 20, 30, 40 anni fa. Naturalmente quelli che rispondono diversamente non vengono mandati in onda, si capisce.
I nostalgici del libro Cuore però non pensano per niente al fatto che oggi la società è totalmente diversa da quella nella quale hanno vissuto la loro infanzia, non capiscono e non si rendono conto che allora i bambini avevano un rapporto diverso con i loro insegnanti.
Chiedetelo ai vostri nonni. I maestro era stimato e onorato, ed era un punto di riferimento non solo all’interno della scuola, ma per l’intera società.
Come potete pretendere di fargli riconquistare la dignità, l’unica cosa che potrà essere la chiave di volta per la ricostruzione della scuola, quando persino il Ministro lo chiama ‘fannullone’?
La disciplina è un fatto mentale, è una visione della società, e non è per forza una cosa negativa.
Non la si riconquista introducendo un voto in condotta, che può essere un passo iniziale, ma ricordatevi che una volta si veniva bocciati col 7 in condotta.
E neanche il grembiulino servirà a qualcosa, perché se oggi c’è l’alunno vestito Armani e l’alunno sfortunato, domani ci sarà il bambino col grembiulino Armani e l’altro col grembiulino del Lidl.

21 Risposte

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  1. …non so quanti anni tu abbia ma…. sembri nato ieri con decorrenza domani!! Un tempo si otteneva la licenza elementare con un maestro unico e classi di almeno 20 alunni. Quella licenza era la garanzia che mai e dico mai si sarebbero visti errori grammaticali alle medie, superiori e università. Era una formula che ha funzionato benissimo fino a quando qualcuno ha deciso di mettere sette insegnanti piu’ docidi esperti piu’ 24 consulenti piu’ ecc. ecc. Da allora i nostri figli crescono nell’ignoranza piu’ assoluta. A parer mio stai difendendo un sacco di stronzate!!!

    giorgio

    23 ottobre 2008 at 11:50 am

  2. I motivi della decadenza della scuola sono molteplici e non stanno nella moltiplicazione degli insegnanti, ma non credo che lei abbia letto quello che ho scritto, se non superficialmente.
    Lei dev’essere uno dei tanti esperti di didattica che popolano l’Italia in questo periodo, come gli esperti di calcio popolano i bar.
    A proposito, io sono una ‘lei’.

    nevevalenti

    23 ottobre 2008 at 12:34 pm

  3. http://lafinestrazzurra.com

    la vera riforma della scuola:

    eliminare l’obbligo scolastico, che produce iniquità e alimenta la mediocrità del livello culturale generale, la scuola è di tutti ma non per tutti,infatti a mio giudizio l’accesso allo studio dovrebbe essere considerato un investimento da attivare secondo una logica meritocratica.

    rivaltazione dell’insegnamento anche dal punto di vista economico.

    nature23

    23 ottobre 2008 at 2:50 pm

  4. Ministro Gelmini, scuola in piazza, intelligenza de elite o populismo e violenza de piazze?
    Sono un NeoITALIANO ignorante del sistema scolare italiano e della riforma. Credo più all’intelligenza dei ministri di una persona intelligente come Berlusconi che alle piazze. La mia impressione su le piazze in generale è di diffidenza: interessi di gruppi di parte più che interesse generale, più populismo che intelligenza. Credo che i problemi non si risolvano con studenti contro la polizia, Rai3 a dire che la polizia non deve usare manganelli contro studenti …
    Professori e studenti vogliano più soldi … Ma se il governo da più soldi i più violenti e che più manifestano finisce per avere meno per oggettivi che possano essere più giusti e intelligenti ma con meno violenti manifestanti.
    Credo che le vecchie anarchie siano state sempre all’origine delle dittature: la continua lotta di classe ha distrutto i più intelligenti per dare il potere i più violenti e creato la miseria più distribuita.
    Credo in una Neo-anarchia, gerarchia dei più onesti, intelligenti ed efficienti e non dei più violenti. Credo più alla collaborazione di classe che alla lotta di classe.
    Credo che se Berlusconi non sia stato efficiente in politica com’è stato da impresario, si deve alle piazze e manifestazione che ha impedito di governare e creato continui problemi.

  5. @nature23:
    Con un sistema del genere, chi dovrebbe selezionare i fortunati che potranno accedere all’Olimpo del Sapere e gli sfortunati che dovranno limitarsi alla moderna ‘Bibbia dei poveri’?
    Il diritto allo studio è sancito dalla Costituzione Italiana all’art. 34 ed è uno dei cardini della democrazia. La democrazia è quella cosa per molti strana che dice che tutti gli uomini sono uguali, in democrazia la gente che manifesta viene ascoltata e non criminalizzata, che se sono in tanti un motivo ci sarà, altrimenti non è più democrazia.
    La democrazia è quella cosa che, seppure imperfetta, garantisce più libertà di qualsiasi altra forma di stato. Quella libertà il cui nome qualcuno vuole nel proprio logo senza specificare se si tratta solo della sua o di quella di tutti.

    @PiresPortugal: Se come dice lei, la piazza è una massa ottusa mossa dagli interessi loschi di un qualche potere privato, chi ci assicura che i vertici del potere siano puliti sotto questo punto di vista? Qui in Italia si dice ‘non chiedere all’ortolano se l’insalata è fresca’. :)
    E poi, se come dice lei ‘la continua lotta di classe ha distrutto i più intelligenti per dare il potere i più violenti’, chi detiene le redini del potere oggi? La gente in piazza o chi siede in poltrona?

    In ogni caso, da quello che vedo nessuno sembra aver letto il post. Forse è troppo lungo.

    nevevalenti

    23 ottobre 2008 at 6:37 pm

  6. Scrivi molto bene.Complimenti.

    In buona parte sono d’accordo con te,perchè,se il sistema ha un problema alla basa,tutto il sistema ha un problema.

    Ti metto nei blogroll;)(e questo post lo insacco fra i segnalibri :D)

    vincenzo007

    23 ottobre 2008 at 8:06 pm

  7. Grazie Vincenzo. È bello che ogni tanto qualcuno apprezzi quello che scrivo. E fa piacere, in un paese pieno di problemi, incontrare qualcuno che non pensi che questi si risolvano concentrandosi sui sintomi e ignorando le cause. :)

    nevevalenti

    23 ottobre 2008 at 9:46 pm

  8. @1 ed @4.

    Come al solito, persone tristi. Ah si, io non dovrei giudicare. Frega nulla, lo faccio. Siete tristi ed anche “scarsi e presuntuosi”.

    anzi, premetto già ora:
    per il prossimo “scarso e presuntuoso” che vuole rispondere sparando a zero su chi protesta, pongo un vincolo.

    Dato l’integrale indefinito su ‘dt’ con funzione integranda (a)*e^(t^(a-1)), scrivere il risultato.
    Se lo sapete bene, senno’ mangiatevi la lingua.

    Il problema dell’italia (che fortuna vuole, ha i dirigenti che si merita) e che non ha mai pianificato per il futuro. Le persone come voi (giorgio e piresPortugal) continueranno a tirare l’italia nella pozza della mediocrità.

    Con l’istruzione si formano le nuove classi dirigenti ed i nuovi ricercatori. Con la ricerca si crea innovazione e competitività. Senza ricerca si finisce come una paese africano. 3° mondo.
    Un’esempio?

    La nazione diventa meno competitiva, la gente non ha il know-how necessario per tirar su aziende di alta qualità, ma solo quelle comuni (tessile, agricolo, etc… Non chimico, metallurgico, etc..). Non avendo queste competenze, arrivano i finanziamenti stranieri, che assoldano manodopera a basso costo con condizioni di lavoro disumane. Così facendo il cittadino medio perde potere d’acquisto. Addio cellulari ogni 6 mesi, addio tv, addio auto nuove, addio vestiti di marca, etc… Perdendo potere d’acquisto, l’imprenditore agricolo che 10 anni prima, precisamente nell’ottobre 2008, aveva detto “non me ne frega niente dell’università e della scuola”, e’ costretto, per mancanza di competitività dei suoi prodotti (e per gli altissimi costi sui macchinari e fertilizzanti d’importazione) a chiudere. E va a zappare, come il resto del paese (tranne quel 2% che già nel 2008 erano ricchi).

    PS: io non sono d’accordo con tutte le forme di protesta. Non si deve danneggiare niente di fisico, al limite si può bloccare il traffico e dunque il commercio e l’economia, ma rompere no.
    PPS: io sono di destra, sia ben chiaro ;) (rivolto ai tizi come quelli prima citati)

    Pierfranz

    23 ottobre 2008 at 10:57 pm

  9. tra la serie di consigli a maroni su come affrontare la rivolta, è esemplare quello di cossiga, anzi kossiga come era chiamato ai bei tempi in cui era ministro dell’interno

    “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito… Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio”.

    da: http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/JMS/JMSRA.pdf riportato dal blog di grillo

    non è direttamente in argomento rispetto al post ma mette davvero i brividi pensare come hanno gestito il potere a suo tempo e cosa intendano per democrazia certi autorevoli uomini dello stato

    Sandro Taliani

    25 ottobre 2008 at 7:58 am

  10. per restare nel post, trovo la tua analisi basata su una ottima conoscenza dell’argomento e quindi interessante, istruttiva e almeno per quanto mi riguarda, molto condivisibile. peccato che la tua matura lucidità, il tuo approccio scientifico e razionale, per niente ideologico, non sia atteggiamento diffuso nella mentalità comune

    Sandro Taliani

    25 ottobre 2008 at 8:52 am

  11. Ottimo articolo,vorrei anch’io avere il tempo per scrivere tanto. Il problema principale della nuova riforma è alla base solo uno:il governo Berlusconi ha promesso di non tagliare le tasse e per mantenere il deficit pubblico a livelli quasi accettabili dopo il grande lavoro in politica economica fatto da Prodi deve taglaire la spesa pubblica=taglaire i fondi a università,istituti di ricerca e scuola in generale. Ora ditemi voi come un paese come l’Italia senza materie prime ne un settore manufatturiero trainante possa andare avanti nel XXI secolo senza ricerca e servizi. Un taglio indiscriminato di fondi non potrà MAI aiutare l’università italiana,ci vuole una riforma sui contenuti,non solo sul bilancio!

    Enrico

    26 ottobre 2008 at 1:29 am

  12. @ Giorgio:
    una volta con il diploma di maturità eri funzionario di prima fascia all’Eni se è per questo,non è che magari i tempi sono un pò cambiatelli?

    Enrico

    26 ottobre 2008 at 1:32 am

  13. mi scuso per l’off topic ma volevo ringraziarti Neve, per avermi aggiunto al tuo blogroll. Ne sono onorato e sorpreso, rispetto a cosa e come lo scrivi tu io sono un buffone. :) Grazie!

    coq

    coq

    26 ottobre 2008 at 4:50 pm

  14. @Pierfranz: Grazie per il tuo intervento. :) Siamo totalmente della stessa opinione.
    Nel mondo ci siamo tutti. A chi giova andare verso il baratro con il sorriso in nome di una ideologia? Il problema è che in questi ultimi anni qualcuno ha lavorato moltissimo per dividere quest’Italia dove ci dobbiamo stare TUTTI, e adesso ci troviamo con gente che offre il consenso a scelte suicide non perché siano giuste, ma solo perché vengono da quella direzione.

    @Sandro: Lo sai, credo che le scelte non debbano essere prese per partito preso, ma vadano ragionate con attenzione. Specialmente quelle che vanno a mettere le mani in argomenti così delicati come l’educazione primaria.
    Questo articolo, poi, è dedicato personalmente a ci vuole stupidi o silenziosi e a chi ci dice bamboccioni e ignoranti. Vecchi dentro o vecchi dentro e fuori, gente senza una testa propria, imbevuti delle ideologie più egoiste e infami, che quando non hanno argomenti, attaccano e basta.

    @Enrico: Grazie per il tuo intervento. :) Purtroppo del lavoro fatto da Prodi in economia si sa poco o niente, dato che a informare la maggioranza degli italiani era chi sappiamo noi. Potrà anche essere stato un pacioccone semiaddormentato circondato da gente improbabile, ma il PIL italiano era riuscito a farlo salire.

    @Coq: Sono io che ringrazio te. :) Ho trovato il tuo blog durante una delle mie passeggiate in rete, e ho riso una settimana di fila per quella vignetta del San Francesco in estasi del Caravaggio, un vero capolavoro.
    I tuoi complimenti mi commuovono. :) Grazie.

    nevevalenti

    26 ottobre 2008 at 5:34 pm

  15. Può l’attuale governo, guidato dall’attuale premier, guardare con sospetto il fatto che la tv diventi la vera “educatrice” dei bambini? Può essere contraria all’uso di quiz chi vorrebbe Mike Bongiorno senatore a vita? :-) Può vedere con favore la creazione di una coscienza critica un governo dove impera l’ipse dixit? Può farlo chi guadagna con la pubblicità? Può parlare di educazione chi non tollera le diversità nè di razza nè di idee? Può preoccuparsi dei piccoli comuni chi pensa solo a salvare le grandi industrie, i manager, premier e ministri con problemi giudiziari, o a togliere l’ICI al 60% degli Italiani con reddito maggiore, recuperando fondi da servizi di cui godevano tutti i cittadini o da infrastrutture che avrebbero fatto il bene sorattutto del sud? Può parlare di meritocrazia chi contribuisce a diffondere un modello di vita fatto di apparenza? Chi aiuta a fare entrare nelle teste dei ragazzi il fatto che il fine dev’essere il successo facile, la fama, la tv? E che partendo da lì si può arrivare a diventare ministro?
    Nella scuola bisogna senza dubbio spendere meglio, ma risparmiando in modo irrazionale ed indiscriminato, senza reinvestire sull’istruzione, di certo la situazione non può che peggiorare.
    Sono come sempre ammirato da quello che scrivi e da come scrivi, razionale, puntuale, di parte ma non faziosa (capace di riconoscere gli errori del centro sinistra o il fatto che volere autorità e rispetto nei confronti dei professori non è sinonimo di un ritorno al fascismo, ma di un ritorno ad un’educazione che ormai è spesso perduta).
    Ti prego, non dirmi che sei anche gnocca. Non reggerei. Il modello di donna che ho appreso in tv non prevede tutta questa intelligenza. :-)

    venividiwc

    27 ottobre 2008 at 3:25 pm

  16. Al di là di ogni chiacchiera televisiva, in cui i nostri politici “sparano” le cifre di una spesa “fuori controllo” per l’istruzione in Italia,ecco i dati comparativi OCSE (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico)su quanto gli Stati spendono in istruzione
    Rapporto spesa per l’istruzione sul PIL %
    Italia 4,4
    Francia 5,7
    Portogallo 5,4
    Norvegia 7,0
    Polonia 5,5
    Media OCSE 5,4
    Con il taglio di 8 miliardi di Euro previsto dalla manovra finanziaria la percentuale verrà ridotta al 3,9, misura che ci collocherà al penultimo posto nella graduatoria OCSE.

    Rapporto spesa per l’istruzione su spesa pubblica % Italia 9,3
    Spagna 11,1
    Irlanda 14,0
    Messico 23,4
    Corea 15,3
    Nuova Zelanda 19,4
    Stati Uniti 13,7
    Repubblica Slovacca 19,5
    Media OCSE 13,2
    In questo caso’Italia già si colloca all’ultimo posto nella graduatoria generale.
    Gli stessi dati sono forniti dal Ministero dell’Istruzione.
    CHE DIRE SE UN MINISTRO CONTRADDICE I DATI FORNITI DAL SUO STESSO MINISTERO?

    Raffaella

    28 ottobre 2008 at 11:48 am

  17. Segnalo il “dossier università” che ho preparato per chiarire quali sono le ragioni della protesta delle università, in ragione della disinformazione televisiva che invece mira a confondere le proteste della scuola e dell’niversità:
    http://occhichesannoguardare.myblog.it/archive/2008/10/25/dossier-universita.html

    cattivo.maestro

    28 ottobre 2008 at 9:21 pm

  18. ma se adesso sono tutti ignoranti e fanno errori di grammatica come possiamo pretendere da loro di sostenere un’intera classe da soli?????
    se siamo fortunati i nostri figli beccano l’insegnante bravo altrimenti dovranno rimanere degli ignoranti per tutta la vita dato che quelle sono le fondamente, ma se hanno più di un insegnante può dirgli bene che almeno 1 è preparato!!!!!
    ma perchè dobbiamo sempre tornare in dietro.. non riescono proprio a modernizzarsi in questo paese dove il più giovane che governa ha 70 anni

    Adriana

    29 ottobre 2008 at 6:28 pm

  19. Davvero un articolo ben fatto ed esaustivo. Complimenti!
    Io potrei aggiungere solo che questi nostri signori che ci governano, tutti “figli” del maestro unico, sicuramente non hanno studiato la storia e non hanno imparato nulla dal passato. Qualcuno glielo dovrebbe spiegare che altri prima di loro hanno cercato di cancellare un periodo di tempo senza mai riuscirci e con esiti disastrosi.
    La storia insegna, appunto, che questo non è possibile. Non si possono cancellare trent’anni e continuare come se nulla fosse. E, come sempre, saranno i più deboli a pagare.

    Anna

    30 ottobre 2008 at 12:28 pm

  20. Non capisco la tua affermazione, l’attitudine ad essere buoni alunni non dipende dal conto in banca….. la tua è sola demagogia.q

    nature23

    6 novembre 2008 at 6:46 pm

  21. @ venividiwc, Raffaella, cattivo.maestro, Adriana, Anna: Grazie per l’apprezzamento e i contributi.

    @ venividiwc: Non so rispondere alla tua domanda. Io non mi ci sento. :P

    @ nature23: Io invece non capisco proprio la tua, di affermazione. Però, magari, leggere l’articolo prima di sentenziare non sarebbe male. ;)

    nevevalenti

    6 novembre 2008 at 10:33 pm


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