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‘Meditate che questo è stato’

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Marco Tedde, sindaco di Alghero e uomo di Forza Italia, non vuole che la banda municipale suoni ‘Bella ciao’ durante la commemorazione del 25 Aprile: secondo lui quella canzone divide gli italiani.
Il corteo allora si divide in due tronconi, uno istituzionale con tanto di banda ma senza repertorio a tema, composto da quattro gatti, e un altro più corposo, che allegramente canta la canzone che non piace al sindaco accompagnata da altri musicisti.
Curioso il dettaglio della presenza di una bandiera del Milan nel corteo guidato dal sindaco, che meriterebbe una riflessione a parte. Ma questo non è il momento.
Finisce come in una storia di Guareschi al contrario, dove il corteo ‘disubbidiente’, giovani e vecchi, si incontra con quello del sindaco e gli dice: ‘siete circondati: liberate la banda’, e così la festa può veramente cominciare.
Chissà se era il sindaco o ‘Bella ciao’ a dividere.

Don Renato D’Aronco, parroco di Castelnuovo del Friuli (PN) rifiuta le ultime volontà del partigiano Egidio Cozzi, che voleva che il suo funerale si svolgesse in chiesa e che fossero eseguite canzoni partigiane. Neanche lui ‘Bella ciao’ la vuole sentire.
Finisce che i familiari di Egidio decidono solamente di far svolgere il rito civile, pur di poter far suonare tutte le canzoni patriottiche care al vecchio combattente.
Il parroco dichiara: ‘mi sono limitato ad applicare le direttive che regolano l’uso della musica e degli strumenti all’interno dei luoghi di culto senza dare alcuna interpretazione ai canti che si sarebbero dovuti eseguire’.
Qualcuno gli spieghi che ‘Bella ciao’ è una canzone che nasce dai campi dove le mondine si spezzavano la schiena nelle risaie e che in seguito, durante la Resistenza, un anonimo gli ha cambiato le parole e lo ha trasformato in un canto partigiano. Secondo diversi storici, il canto nacque addirittura tra i partigiani vicini al movimento di Don Sturzo. Poi fu inglobato nel corpus delle canzoni della Resistenza e soggetto ancora a diverse varianti, tra cui quella in cui viene aggiunta una strofa che parla di bandiera rossa, che è un fatto successivo.

Il cinismo imperante e la ‘storiografia più seria’ vogliono che la Resistenza non fu lotta di popolo ma una minoranza irrilevante. In loro aiuto scendono l’analfabetismo di ritorno e i testimoni diretti, che giorno dopo giorno vengono a mancare.
Minoranza o no, non bisogna dimenticare cosa volle significare quella minoranza. Simbolizzò il riscatto e l’uscita da un regime totalitario vergognoso, significò la conquista della Democrazia, grazie alla quale oggi anche il più disincantato dei pensatori si permette di dire quello che pensa.
‘Meditate che questo è stato’, diceva Primo Levi. Minimizzare i simboli vuol dire minimizzare ciò che fu, incrinare i tabù, permettere alla Storia di fare passi indietro che poi faranno piangere molti, e non è detto che a farlo saranno quelli che la ‘storiografia più seria’ vuole che piangano.

Articoli:
http://www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/canzone.php?id=722〈=it
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=74938
http://www.unita.it/view.asp?idContent=75127
http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/funerale-civile/funerale-civile/funerale-civile.html
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=81336

È morto Nicola Tommasoli, il ragazzo brutalmente pestato la notte del Primo Maggio. Gli avevano chiesto una sigaretta, aveva rifiutato e l’hanno massacrato in 5, fino all’estremo.
Gli aggressori erano tutti del giro veronese dell’estrema destra e non era la prima volta che facevano una cosa del genere, ma come al solito in Italia per notare una cosa ci deve scappare il morto.
Erano ‘ragazzi di buona famiglia’, e qualsiasi cosa significhi non voglio immaginare cosa sarebbe accaduto se la loro famiglia non fosse stata ‘buona’. Da mesi andavano in giro a caccia di tutti quelli che rispondevano alla loro idea di ‘diverso’. Così andavano a prendere a pugni i ‘negri’, i ‘terroni’, i ‘capelloni’. Una volta hanno picchiato uno perchè s’era seduto in Piazza delle Erbe e secondo loro ‘danneggiava l’immagine di Verona, città di classe’.
Erano ‘ragazzi di buona famiglia’ ma in fondo mettevano in pratica quello che per molti altri loro concittadini erano le grida dei politici che vincono qualsiasi elezione da sempre, da quelle parti. Evidentemente le asprezze verbali di una certa frangia di alleati del buon Cavaliere non per tutti sono allegorie. Qualcuno le prende alla lettera.
Erano ‘ragazzi di buona famiglia’ e adesso Verona si risveglia nell’angoscia di non conoscere i suoi figli, i suoi vicini, e ha paura.
Un po’ troppo tardi.

Articoli:
http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_04/verona_fermato_giovane_852ed136-19d3-11dd-ab0f-00144f486ba6.shtml
http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_05/neonazista_verona_picchiato_0e26cc7a-1a63-11dd-b32c-00144f486ba6.shtml
http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_05/tirapugni_mazze_branco_sarzanini_3d720946-1a62-11dd-b32c-00144f486ba6.shtml
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200805articoli/32520girata.asp
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=75148
http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/pestaggio-verona/due-fermati/due-fermati.html
http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/pestaggio-verona/fini-commento/fini-commento.html
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=270&ID_sezione=274&sezione=

\'Meditate che questo è stato\'

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