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Ruanda, una storia

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Il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda è stato costituito dall’ONU all’indomani dell’immane genocidio dei Tutsi nell’aprile del 1994. Quella stessa ONU che rimase indifferente nonostante fosse stata avvertita da tempo della preparazione preliminare del massacro, svoltasi alla luce del giorno per mesi e mesi.
Come esempio tra i tanti, basta citare la campagna d’odio dello speaker radiofonico italo-belga Giorgio Ruggiu dai microfoni di Radio Mille Collines, l’emittente radiofonica degli estremisti Hutu: ‘schiacciate gli scarafaggi, riempite le tombe’.
Nel silenzio del cosiddetto mondo civile, gli Hutu aspettavano solo il segnale.
‘È cominciato il taglio degli alberi alti’, disse la radio.
In tre mesi la popolazione Hutu eliminò la minoranza Tutsi in modo sistematico e con una ferocia disumana.
Nelle strade, nelle scuole, nelle case e nelle chiese, uomini, donne e bambini furono massacrati a colpi di arma da fuoco, machete, bastoni chiodati. E quando non fu abbastanza, anche le minoranze Hutu che si opponevano al massacro furono eliminate.
Le cifre ufficiali parlano di ottocentomila vittime, ma di solito questo genere di dati va sempre per difetto.
Un massacro allucinante tra fratelli, se si considera che non esistono rilevanti differenze linguistiche o culturali tra gli Hutu e i Tutsi, che addirittura condividono religione e lingua.
Il tutto è avvenuto sotto lo sguardo indifferente dell’occidente, di solito così attento e sensibile. Forse le patate del Ruanda non erano così allettanti come il petrolio dell’Iraq.

È di pochi giorni fa la notizia della condanna all’ergastolo di padre Athanase Seromba da parte del Tribunale Internazionale per il Ruanda.
Padre Athanase Seromba è un prete cattolico ruandese. Quest’anima pia, nei giorni del massacro, convinse i rifugiati Tutsi della sua zona che se si fossero rifugiati nella sua chiesa a Nyange nessuno avrebbe osato violare l’edificio sacro, nessuno avrebbe fatto loro del male.
I Tutsi gli credettero. Padre Athanase Seromba era un uomo buono, tutti lo conoscevano.
Così 2000 persone, uomini, donne, vecchi, bambini, vennero stipate in un edificio che poteva contenerne al massimo 1500, e quando l’ultimo Tutsi entrò, Padre Athanase chiuse bene la porta, si girò e si dimenticò di loro.
Passavano i giorni e la gente aveva fame e soffriva di dissenteria. Ma Padre Athanase è un uomo buono e così decise che era il momento di fermare queste sofferenze e chiamò i miliziani Hutu, avvertendoli che aveva un bel dono per loro.
Arrivati i miliziani, circondarono subito la chiesa e spararono sistematicamente a chi tentava di fuggire dalle finestre, poi gettarono diverse granate all’interno dell’edificio. Qualcuno riuscì a fuggire, ma tra questi i più vennero catturati. Il buon Padre Athanase era pronto a tutto, e per loro ordinò l’esecuzione immediata.
Dopo tre giorni, i miliziani erano stanchi di gettare granate e di sparare alle finestre, così il buon Padre Athanase suggerì di chiudere la storia definitivamente.
Fece chiamare due autisti con due bulldozer della società italiana Astaldi, che stava costruendo la strada da Gitarama a Kibuye, e ordinò di distruggere l’edificio sacro con i rifugiati al suo interno.
‘Gli hutu sono tanti. Questa chiesa verrà ricostruita in tre giorni’ disse il buon Padre.
Il sacerdote consigliò persino il muro dal quale secondo lui sarebbe stato meglio iniziare l’opera, il muro più cedevole. Se si dovesse iniziare con un muro robusto, ci si metterebbe più tempo e ci sarebbero più possibilità di fuga per i prigionieri.
Metodici, i due bulldozer demolirono la chiesa gremita di persone mentre i miliziani armati di machete e bastoni circondavano l’area per uccidere gli eventuali fuggitivi.

Quando la guerra finì, Padre Athanase fuggì in Italia aiutato da amici preti e dalle gerarchie vaticane, cambiò identità e visse in Toscana, continuando a a officiare messa come se nulla fosse accaduto.
Fu riconosciuto e denunciato, ma l’ONU non riuscì ad ottenere l’estradizione per le pressioni del Vaticano sul governo italiano.
Ma i giornalisti lo scovarono, l’affare diventò incontrollabile e il governo non poté più far finta di nulla e dovette cedere alle richieste di estradizione dell’allora procuratrice del Tribunale dell’ONU, Carla del Ponte.
Il Tribunale Internazionale per il Ruanda lo ha condannato in primo grado a 15 anni di carcere con la motivazione di aver solo aiutato gli assassini, ma la sentenza d’appello di due settimane fa, alla luce di nuove schiaccianti prove, è stata l’ergastolo.
Questa la dichiarazione che l’avvocato del caritatevole Padre Athanase Seromba, Alfred Pognon, ha rilasciato nel 2004 al Corriere della Sera durante una intervista: ‘Il mio cliente è una vittima e il tribunale dell’ONU è politicizzato. Quei giudici vogliono condannare gli accusati per giustificare la loro esistenza e la loro burocrazia che costa milioni di dollari. Attraverso Seromba intendono colpire la Chiesa e noi dobbiamo impedirlo’.
Manco a dirlo, il buon Padre Athanase non è affatto pentito di quello che ha fatto, anzi.

Questa storia è stata messa insieme utilizzando come fonte non un giornale vetero-comunista, bensì il flemmatico Corriere della Sera.
Questi sono gli articoli:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/12_Dicembre/13/stroria_seromba.shtml
http://www.corriere.it/esteri/08_marzo_12/seromba_italiana_giudice_pubblica_accusa_47321992-f061-11dc-a686-0003ba99c667.shtml
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/12_Dicembre/13/alberizzi_seromba.shtml
http://www.corriere.it/esteri/08_marzo_12/condannato_padre_seromba_6f3e64f0-f060-11dc-a686-0003ba99c667.shtml

Ruanda su Wikipedia:
http://en.wikipedia.org/wiki/Rwanda
http://en.wikipedia.org/wiki/Origins_of_Tutsi_and_Hutu
http://en.wikipedia.org/wiki/Rwandan_Genocide

Nyamata Memorial Site

Immagine: Memoriale Nyamata, foto di Fanny Schertzer da Wikicommons.

4 Risposte

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  1. passato praticamente sotto silenzio. sconcertante!

    Sandro Taliani

    25 marzo 2008 at 7:08 pm

  2. Ho voluto citare soli gli articoli del Corriere della Sera, ma se vogliamo approfondire la parte di storia ambientata in Italia, troviamo anche questo:
    http://www.democrazialegalita.it/marco/marco_seromba_9settembre2005.htm

    nevevalenti

    25 marzo 2008 at 8:29 pm

  3. ho letto e trovo tutto sempre più incredibile, soprattutto mi sfugge totalmente il perchè di questo accanimento nella difesa di un uomo accusato di un delitto atroce. solo perchè è un prete? possibile che sia così? non sarebbe molto più semplice prendere le distanze da un simile individuo?
    sinceramente se non ci fossero gli articoli del corriere penserei ad una bufala. a questo punto sarebbe auspicabile una bella puntata di “porta a porta” :D

    Sandro Taliani

    26 marzo 2008 at 2:48 pm

  4. … che non vedremo mai. :I

    nevevalenti

    26 marzo 2008 at 9:51 pm


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