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Perché il NO al Decreto Gelmini
22 Ottobre 2008.
Silvio Berlusconi, quel signore che alla fine di una campagna elettorale come le fa lui, piena di odio e perfidia, dopo aver vinto e dichiarato che avrebbe governato bene per tutti gli italiani, anche quelli che non l’hanno votato, mostra il pugno di ferro a chi non è d’accordo con le imposizioni del suo governo.
In migliaia sono scesi in piazza per protestare contro il decreto che la sua fida Ministra Mariastella Gelmini ha voluto, un decreto di fronte al quale brilla persino la riforma Moratti, che almeno una sua logica l’aveva. Perversa, ma l’aveva. Queste migliaia di persone evidentemente non sono gli italiani per i quali Berlusconi ha promesso di governare bene, oppure non sono abbastanza intelligenti per poter capire la bontà delle decisioni del Premier. Forse stanno fraintendendo, forse lo scopo della riforma Gelmini è solo un modo per stroncare la fuga dei cervelli alla radice, evitando di produrre cervelli.
Per Silvio migliaia di persone che scendono nelle piazze non sono soggetti da ascoltare e con i quali confrontarsi, non sono soggetti coinvolti direttamente nel settore in cui con tanta leggerezza si vuole andare a rimestare. Migliaia di persone in piazza sono per il Presidente del Consiglio ‘una violenza’. Difatti ha dichiarato: ‘convocherò Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell’ordine. Lo Stato deve fare il suo ruolo garantendo il diritto degli studenti che vogliono studiare di entrare nelle classi e nelle aule’ e ha rincarato ‘Avete 4-5 anni per fare il callo su queste cose. Io non retrocederò di un millimetro’.
Non c’è che dire. Davvero un omino disposto al dialogo.
Dice Berlusconi: ‘La sinistra parla di 86mila insegnanti in meno. Falso. Con la riforma nessuno sarà cacciato. Ci sarà solo il pensionamento di chi ha già raggiunto l’età e il blocco del turn over. La sinistra tenta di costruire un’opposizione di piazza’ e aggiunge rivolgendosi a Mariastella: ‘Ti sei sbagliata, non è maestro unico ma prevalente. affiancato dall’insegnante di lingua straniera, religione e di informatica’.
Notate che la frase ‘ci sarà solo il pensionamento di chi ha già raggiunto l’età e il blocco del turn over’ non è la solita bugia, ma un qualcosa di più complesso. Significa molto semplicemente che a disposizione degli alunni ci sarà sempre meno personale. O il Premier è un maestro della Retorica moderna oppure i suoi sostenitori sono particolarmente addormentati, dato che con queste parole egli nega una cosa che gli viene contestata dicendo che questa cosa è vera.
Ma parliamo di cose importanti.
Il Decreto Legge 1 settembre 2008 n. 137 dice: ‘Le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola’.
Se i maestri possono lavorare solo 24 ore a settimana e se 6 per 4 fa 24, quali insegnanti si occuperanno dei bambini durante le ore pomeridiane? Chi pagherà tali insegnanti, le scuole? E con quali soldi? L’argomento lasciato in sospeso dal Decreto Legge ci fa pensare che nel tempo pieno potrebbero entrare in ballo i privati, ai quali già vengono appaltate pulizie che non vengono fatte e mense mal gestite. E chi pagherà questi privati? Lo Stato o le famiglie? Se li pagherà lo Stato, quanto verranno a costare in più rispetto alla spesa che ha voluto tagliare? Se li pagheranno le famiglie, in quanti saranno in grado di permetterselo, coi tempi che corrono?
Corre in nostro aiuto il Piano Programmatico del governo, che recita: ‘potranno continuare ad essere utilizzati, in caso di carenza di docenti specializzati, docenti specialisti esterni alle classi, per l’intero orario settimanale di docenza previsto dal CCNL’.
Con un taglio di 87.000 docenti volete che non ci sia carenza di docenti specializzati?
A proposito di privati, se avete letto il Decreto Legge e il Piano Programmatico, avrete notato che sono gli unici a non venire toccati.
Ma il tempo pieno è un argomento marginale, lo sanno tutti. Le statistiche ufficiali del Ministero dicono che nel 2007 solo il 90% delle famiglie del Nord e il 70-80% delle famiglie del Sud ne hanno fatto richiesta. A chi volete che interessi il tempo pieno?
Non c’è che dire, è davvero un provvedimento a favore della famiglia, in particolar modo della donna.
Per quanto riguarda ‘l’insegnante di lingua straniera, religione e di informatica’, il Piano Programmatico ci chiarisce le idee dicendo che ’si porranno in essere le azioni finalizzate alla realizzazione di una intensiva formazione dei docenti che non hanno ancora il titolo per poter insegnare la lingua inglese’. Traduzione: spariranno i docenti specialisti di lingua inglese e questo verrà affidato a un docente preparato alla bella e buona.
Ancora il Piano Programmatico: ’saranno attivati corsi di riconversione professionale per i docenti, facenti parte delle classi di concorso in esubero, nonché corsi relativi ad altre tipologie di docenti, ai fini dell’inserimento in classi di concorso più ampie’. Traduzione: se prima bisognava essere specializzati, ora non occorre più.
Il Piano Programmatico afferma che il docente unico è più funzionale “all’innalzamento” (sic, tra virgolette) degli obiettivi di apprendimento, con particolare riguardo all’acquisizione dei saperi di base, favorisce l’unitarietà dell’insegnamento soprattutto nelle classi iniziali, rappresenta un elemento di rinforzo del rapporto educativo tra docente e alunno, semplifica e valorizza la relazione fra scuola e famiglia’.
Nella scuola di un tempo i saperi di base potevano essere riassunti con il detto ’saper scrivere e far di conto’, ma oggi i programmi ministeriali sono molto più ampi rispetto al passato. Ora i bambini devono conoscere fin da piccoli l’inglese e l’informatica. Come può un unico insegnante conoscere tutto? E come può farlo senza tempo pieno e con una riforma che impone che ‘il rapporto alunni-classe si eleverà di uno 0,20 con riferimento all’anno scolastico 2009/2010 e di uno 0,10 in ciascuno dei due anni scolastici successivi’ (cito sempre dal Piano Programmatico)?
Questo, a conti fatti, significa classi di 30-35 alunni.
I signori ai quali sta a cuore l’innalzamento tra virgolette degli obiettivi di apprendimento dovrebbe essere noto che il numero elevato di alunni, oltre che rendere impossibile il seguirli da vicino e altre cose, non permette ai docenti di interrogare oralmente almeno due volte a quadrimestre ogni alunno, e così i maestri dovranno fare ricorso a test, quiz o prove scritte il cui voto dovrà supplire il voto dell’interrogazione. Questo non aiuterà le nuove generazioni ad imparare ad esprimersi oralmente in modo corretto e peggiorerà una situazione già tragica.
Scriveva Luca Ricolfi su La Stampa del 25 settembre 2008: ‘Se la scuola elementare italiana fosse così ben congegnata come ripetono i suoi paladini, forse non osserveremmo quotidianamente quel che invece osserviamo. E cioè che sia nelle scuole medie sia (incredibilmente) all’università tantissimi ragazzi, oltre a fare errori di grammatica e ortografia con cui un tempo nessuno avrebbe preso la licenza elementare, non sanno organizzare un discorso né a voce né per iscritto, non sono in grado di progettare una tesi o una tesina, non conoscono il significato esatto delle parole, fanno sistematicamente errori logici, non sanno spiegare un concetto né costruire un’argomentazione, insomma non capiscono e non riescono a farsi capire se non in situazioni ultra-semplici’.
Siamo sicuri che diminuire le ore di lezione, aumentare il numero di alunni per classe e tagliare sul numero degli insegnanti sia la soluzione migliore a questo gravissimo problema?
In molti hanno riflettuto su di esso, tanti quanti sono quelli che non sono stati ascoltati ogni volta che si è messo mano alle varie riforme degli ordinamenti scolastici.
Le cause di questa disgraziata situazione italiana sono molteplici e ramificate, vengono da lontano e per parlarne occorre fare un passo indietro.
All’inizio fu la Riforma Gentile, in epoca fascista. La scuola gentiliana era basata sul nozionismo: la mente dell’alunno è un guscio vuoto da riempire con nozioni che non debbono essere discusse.
Nel secondo dopoguerra dagli U.S.A. arrivarono concetti pedagogici innovativi e anche la scuola italiana ha abbracciato lentamente le idee del cognitivismo.
Il cognitivismo mette lo studente al centro del processo di apprendimento, è lui l’attore protagonista di questo processo e non più il contenitore vuoto che voleva Gentile.
Una rivoluzione copernicana per la didattica. Ora lo scopo era sviluppare la capacità del ragazzo di collegare i concetti tra loro e ampliare il numero di collegamenti, e non soltanto di apprendere singole nozioni a memoria, separate le une dalle altre come blocchi.
Purtroppo il passaggio dei sistemi di insegnamento dal nozionismo al cognitivismo in Italia si portò dietro l’errore madornale di fare un fascio di tutto ciò che la riforma Gentile aveva portato.
Nozionismo e autorità del maestro vennero messi frettolosamente sullo stesso piano come eredità malsane del regime. Così il garantismo insolente della fine degli anni 60 credette che gerarchia fosse sinonimo di fascismo, anche perché di quella parola nel ventennio aveva fatto indigestione, e buttò via il bambino e l’acqua sporca, mettendo l’allievo e il maestro ‘alla pari’. Chiunque ricordasse che l’idea che il maestro debba avere autorità non è di origine fascista ma è ben più antica, era automaticamente bollato come fascista.
Tutto questo accadde contemporaneamente al crescere esponenziale dell’allegra macchina da guerra del consumismo, che costruiva nei giovani il suo più grande bacino di utenti e creava il virus del culto del divertimento al quale nessuno poteva sfuggire, pena l’isolamento sociale, sfruttando i meccanismi psicologici tipici del branco. Quel virus col quale la TV dell’intrattenimento degli ultimi 30 anni ha forgiato milioni di italiani.
Oggi, nelle meccaniche scolastiche, lo studente continua ad essere attore protagonista, ma di un copione (le materie scolastiche) del quale non ha alcun interesse e, peggio, non ne capisce l’importanza.
Gettare via le gerarchie annullando la distanza fra insegnanti e alunni ha sminuito l’insegnante stesso al punto che l’alunno è portato a pensare: ‘Se chi mi insegna è come me, cosa ha da insegnarmi?’
L’ingresso dei genitori nella vita scolastica, lo svilimento e la delegittimazione continua alle quali è stato sottoposto il corpo docenti nel corso degli anni non hanno fatto altro che aggiungere il peggio al peggio.
Oggi l’insegnante è per la maggior parte dei ragazzi quanto di più lontano dall’educatore. Lo dicono ben chiaro i genitori che difendono i loro figli anche di fronte all’evidenza di colpa più sfacciata, magari dicendo ‘lei è pagato per insegnare la materia e non per sostituirsi alla famiglia’. Quella famiglia che oggi non ha tempo né voglia di educare i bambini e delega tutto alla Playstation, quella famiglia che si meraviglia se i ragazzini si ubriacano o si drogano, sperando che il proprio, col quale non si riesce proprio a parlare, non sia come quelli che vede al TG della sera.
Berlusconi: ‘Un’altra falsità che si dice è che vogliamo chiudere le scuole. Non è vero, noi pensiamo a una razionalizzazione del personale, cosa prevista anche dal governo di centrosinistra. Per le comunità montane abbiamo previsto che un preside e un segretario possano occuparsi di due o più scuole con meno di 50 alunni’.
La Legge 6 agosto 2008, n. 133 dice che bisogna fare economie ‘non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012′.
La Legge 6 agosto 2008, n.133 dice che ‘nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti’.
Il Decreto Legge 7 ottobre 2008, n. 154 aggiunge una modifica all’art. 64 della Legge 133 con cui ‘diffida le regioni e gli enti locali inadempienti ad adottare, entro quindici giorni, tutti gli atti amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi di ridimensionamento della rete scolastica’, minacciando commissariamenti e altre cose.
Vedete un po’ voi se non è vero che il Premier vuole chiudere le scuole.
Da notare che il complicato meccanismo per chiudere 4.000 istituti scolastici è ideato dal governo che si vanta di avere tra le sue fila un Ministro della Semplificazione.
Nella sola regione Piemonte, per esempio, chiuderanno 816 istituti su 1366. Traduzione: più bambini e ragazzi in autobus per le strade, più spese da affrontare, più pericoli.
L’Italia delle piccole e medie comunità, la maggioranza degli italiani, non viene presa per niente in considerazione e si deve adattare per forza o per amore alla legge degli uomini del palazzo, che queste realtà non le conosce o se le è scordate.
È vero che questa idea di ‘razionalizzare’ l’ha avuta per primo un governo di sinistra, anni fa, ma una stupidaggine rimane una stupidaggine.
Ma il governo attuale per accaparrare consenso utilizza da sempre, e questa volta come non mai, un populismo rozzo ma efficace facendo leva sui ricordi dei bei tempi andati. A tutti piacciono i bei tempi andati.
I TG interpellano a proposito del maestro unico e l’intervistato ripensa con nostalgia a quando andava a scuola 20, 30, 40 anni fa. Naturalmente quelli che rispondono diversamente non vengono mandati in onda, si capisce.
I nostalgici del libro Cuore però non pensano per niente al fatto che oggi la società è totalmente diversa da quella nella quale hanno vissuto la loro infanzia, non capiscono e non si rendono conto che allora i bambini avevano un rapporto diverso con i loro insegnanti.
Chiedetelo ai vostri nonni. I maestro era stimato e onorato, ed era un punto di riferimento non solo all’interno della scuola, ma per l’intera società.
Come potete pretendere di fargli riconquistare la dignità, l’unica cosa che potrà essere la chiave di volta per la ricostruzione della scuola, quando persino il Ministro lo chiama ‘fannullone’?
La disciplina è un fatto mentale, è una visione della società, e non è per forza una cosa negativa.
Non la si riconquista introducendo un voto in condotta, che può essere un passo iniziale, ma ricordatevi che una volta si veniva bocciati col 7 in condotta.
E neanche il grembiulino servirà a qualcosa, perché se oggi c’è l’alunno vestito Armani e l’alunno sfortunato, domani ci sarà il bambino col grembiulino Armani e l’altro col grembiulino del Lidl.
Lotte di classe, update
In tutta Italia aumentano in modo esponenziale le proteste al Ministro Gelmini, che venerdì ha dichiarato angelica: ‘le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza in realtà non abbiano letto il provvedimento, perché non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento’.
Anche il Presidente della Regione Veneto ha letto il testo della Gelmini e resta al suo fianco, e usa le stesse parole gentili che Mariastella usò nei riguardi dello stato di diritto, schierandosi delicatamente contro ‘i talebani dell’ignoranza scolastica e la casta del sindacalismo parassitario’ che ’sono contro la razionalizzazione della rete scolastica’.
Evidentemente i Presidenti delle Regioni Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna non hanno letto il decreto, altrimenti non si capisce perché avrebbero deciso di fare ricorso.
Dei tanti poveri italiani che oltre Emilio Fede e Vittorio Feltri non vanno, che si lamentano (come ho sentito ieri per strada) perché ’sono sempre sti rossi a protestare, sempre a loro non va bene niente’, cosa dovrei pensare? Quando per amore di una idea politica si è più disposti a essere fregati dai ‘neri’ piuttosto che essere aiutati dai ‘rossi’, non c’è più niente da fare.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32981&sez=HOME_SCUOLA
È di ieri la notizia che la stellina miliardaria Paris Hilton ha fatto acquistare un consistente numero di tagliandi del Superenalotto. Le fonti dicono addirittura che non sia neppure la prima volta che lo fa.
Vorrei segnalarla a tutti gli italiani che credono che dare ulteriore potere a chi ha già potere non gli faccia venire voglia di abusarne perché già sazio.
Muore Vittorio Foa. Nato da famiglia ebraica nel 1910, fu militante nel movimento antifascista ‘Giustizia e Libertà’ e incarcerato dal regime fascista per 15 anni, fu partigiano, fu Deputato nell’assemblea costituente, sindacalista, giornalista.
Che imbarazzo e che tristezza vederlo piangere da chi oggi fa fatica a dire che il fascismo non fu un male assoluto, da chi vuole riscrivere la Costituzione, da chi vuole sfasciare i sindacati e da chi ha l’informazione tutta al suo servizio.
Ecco i nomi dei ‘nove paesi’ dell’Unione Europea che non si possono permettere la riduzione dei costi per la riduzione dell’anidride carbonica, quelli di cui parlava ieri Silvio Berlusconi.
Sono Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Estonia, Lettonia e Lituania.
L’Italia fa parte dei G8, organizzazione dei paesi più industrializzati e potenti del mondo, ma ufficialmente inquina e non ha un centesimo proprio come i paesi emergenti più malridotti.

E m’arintontoniva de bucìe

Federico Andreotti (1847-1930) - La lezione di musica
‘Così si uccide l’industria europea. E quella italiana prima delle altre’, ha detto giorni fa il Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Insomma, prendersi cura dell’ambiente che ospita la razza umana è deleterio per la razza umana.
‘Maggiori costi di 180 miliardi l’anno per le imprese europee, e di 20-27 solo per quelle italiane’ ha aggiunto la Marcegaglia, e soltanto per avere una riduzione di anidride carbonica ‘tra lo 0,3 e lo 0,53%’.
L’Italia non butta un centesimo nell’ambito della ricerca, può forse sprecare denaro per l’ambiente?
Ma torniamo alla Marcegaglia. Il problema è che ‘Usa, Cina, Brasile, India non hanno alcuna intenzione di farlo, e basterebbe andare a produrre in Turchia, in Nord Africa, di fatto anche in Russia per non avere più vincoli né prezzi da pagare’. Se non l’avete capito ora, non lo capirete mai. Fare i buoni non paga. Paga invece l’industrializzazione senza scrupoli e la speculazione selvaggia che non guarda in faccia a nessuno. Paga il capitalismo, il buon samaritano. Quando le cose vanno bene, lui ingrassa e tu, anonimo lettore, giochi alla Playstation e te ne freghi dei negretti che muoiono per farti stare bene; quando le cose vanno male, lui ingrassa e tu, anonimo lettore, muori di fame sotto il ponte insieme ai negretti che detestavi tanto.
Comunque, per tornare a noi, dopo che la querelle sul pacchetto-clima e sull’analisi su costi e benefici è durata per tutto il fine settimana, il Presidente del Consiglio italiano ha detto: ‘La richiesta di avere più tempo per approfondire il tema dei costi per la riduzione dell’anidride carbonica è stata condivisa da altri nove Stati’.
Il Premier non resiste ai coup de théâtre. Un po’ per prendere disperatamente tempo, un po’ mostrandoci un’Europa vigliacca in cui l’unico coraggioso a dichiarare che l’analisi sui costi e sui benefici è stato lui, ora attende che il mormorio della folla giù in platea si plachi per fare i nomi dei nove stati.
Che nel frattempo andrà a chiedere.
Articoli:
http://www.corriere.it/economia/08_ottobre_15/clima_marcegaglia_polato_21ab8dae-9a91-11dd-8bde-00144f02aabc.shtml?fr=correlati
http://www.corriere.it/esteri/08_ottobre_17/clima_commissione_ue_obiezioni_0b47aba6-9c3f-11dd-962f-00144f02aabc.shtml
http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_18/brunetta_clima_posizione_ue_follia_727e3f3e-9cfc-11dd-951d-00144f02aabc.shtml
http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_19/berlusconi_clima_italia_non_isolata_ue_dbdc6414-9dc0-11dd-b589-00144f02aabc.shtml
