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Il blog di Neve Valenti – Reloaded

Archive for Marzo 2008

Non restare chiuso qui, pensiero

con un commento

Gli occhi di Berlusconi

In un comunicato del 21 marzo la Commissione Servizi e Prodotti dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AgCom per gli amici) ha richiamato le emittenti radiotelevisive italiane pubbliche e private al rispetto della Par Condicio.
Nel comunicato dell’Agenzia si legge: ‘Dal monitoraggio della prima settimana dell’ultima fase della campagna elettorale, dopo la presentazione delle liste, particolarmente per quanto riguarda la presenza nei notiziari delle forze politiche, emergono dati di forte squilibrio sia tra le due forze politiche maggiori e il complesso delle altre sia nel rapporto tra queste ultime sia, anche, in una certa misura, tra il PDL e il PD a favore del primo’.
Approfondendo nel sito dell’AgCom scopriamo con vera sorpresa che il TG meno imparziale è il Tg4, che continua imperterrito a ignorare la Legge, nel solito indecoroso infinito cerimoniale di obbedienza al suo Padrone, e per questo Mediaset è stata punita con una ammenda di 100.000 Euro. Meglio tardi che mai.
Il Cavaliere, come suo solito, ha minimizzato. ‘Non sono andato molto in tv. L’Authority guardi alla sostanza delle cose: un partito che viene votato dal 50% degli italiani deve poter esporre i suoi programmi ai cittadini per un voto consapevole più di un partito che ha l’1%’ ha dichiarato durante una intervista a Sky Tg24, e ha aggiunto ’solo in Italia c’è una legge liberticida come la Par Condicio che assegna ai partiti più piccoli lo stesso spessore di quelli più grandi’.
È vero che la Par Condicio esiste solo in Italia, ma è proprio perché è frutto di una anomalia tutta italiana. Una anomalia dove il rappresentante di uno schieramento politico ha in mano, per nuda proprietà e per devozione, il 90 % delle televisioni.
E da questi schermi, sia per motivi elettorali sia per le fanfaronate gratuite e offensive studiate apposta per apparire e per le relative smentite, la sua faccia è mostrata in continuazione.
Ma tutto questo non basta, dato che il probo Cavaliere vuole eliminare la legge sulla Par Condicio.
Il fatto è che il buon Silvio non riesce proprio a digerire il concetto di democrazia, che è quel pianeta a lui molto lontano dove tutti hanno la stessa opportunità di mostrare i programmi che realizzerebbero nel caso fossero eletti, indipendentemente dal consenso che hanno ottenuto nelle elezioni precedenti, che non è che debba essere per forza quello che otterranno nelle elezioni a venire.
Già oggi come oggi non c’è da parte sua alcun rispetto della legge e dell’avversario, figuriamoci cosa accadrà quando vincerà e perseguirà finalmente l’intento che insegue da anni: abrogare quella maledetta Par Condicio.
Avremo tanti bei TG con una scaletta di questo genere: un servizio sul Cavaliere, un servizio sulla rivolta dei giovani teppisti comunisti, un servizio sulle capacità imprenditoriali della figlia maggiore del Cavaliere, un servizio sul pane che aumenta di prezzo e quindi è chic, un servizio che ricorda con dolcezza la mamma del Cavaliere, un servizio sul mostro del momento, un servizio sull’amicizia del Cavaliere col Presidente Russo, un servizio sui nuovi canali digitali terrestri del Cavaliere, un servizio sul Cavaliere e il premier cinese, un servizio sulla presunta maternità della figlia minore del Cavaliere, un servizio sulle nuove aziende del Cavaliere in Cina, un servizio sui nonni …

Comunicati dal sito dell’AgCom:
http://www.agcom.it/comunicati/cs_210308.htm
http://www.agcom.it/comunicati/cs_180308.htm

Articoli:
http://www.corriere.it/politica/08_marzo_21/garante_troppo_pdl_4ba27f7c-f745-11dc-b233-0003ba99c667.shtml
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/politica/verso-elezioni-12/ag-com/ag-com.html

Written by nevevalenti

26 Marzo 2008 alle 9:01 pm

Ruanda, una storia

con 4 commenti

Il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda è stato costituito dall’ONU all’indomani dell’immane genocidio dei Tutsi nell’aprile del 1994. Quella stessa ONU che rimase indifferente nonostante fosse stata avvertita da tempo della preparazione preliminare del massacro, svoltasi alla luce del giorno per mesi e mesi.
Come esempio tra i tanti, basta citare la campagna d’odio dello speaker radiofonico italo-belga Giorgio Ruggiu dai microfoni di Radio Mille Collines, l’emittente radiofonica degli estremisti Hutu: ’schiacciate gli scarafaggi, riempite le tombe’.
Nel silenzio del cosiddetto mondo civile, gli Hutu aspettavano solo il segnale.
‘È cominciato il taglio degli alberi alti’, disse la radio.
In tre mesi la popolazione Hutu eliminò la minoranza Tutsi in modo sistematico e con una ferocia disumana.
Nelle strade, nelle scuole, nelle case e nelle chiese, uomini, donne e bambini furono massacrati a colpi di arma da fuoco, machete, bastoni chiodati. E quando non fu abbastanza, anche le minoranze Hutu che si opponevano al massacro furono eliminate.
Le cifre ufficiali parlano di ottocentomila vittime, ma di solito questo genere di dati va sempre per difetto.
Un massacro allucinante tra fratelli, se si considera che non esistono rilevanti differenze linguistiche o culturali tra gli Hutu e i Tutsi, che addirittura condividono religione e lingua.
Il tutto è avvenuto sotto lo sguardo indifferente dell’occidente, di solito così attento e sensibile. Forse le patate del Ruanda non erano così allettanti come il petrolio dell’Iraq.

È di pochi giorni fa la notizia della condanna all’ergastolo di padre Athanase Seromba da parte del Tribunale Internazionale per il Ruanda.
Padre Athanase Seromba è un prete cattolico ruandese. Quest’anima pia, nei giorni del massacro, convinse i rifugiati Tutsi della sua zona che se si fossero rifugiati nella sua chiesa a Nyange nessuno avrebbe osato violare l’edificio sacro, nessuno avrebbe fatto loro del male.
I Tutsi gli credettero. Padre Athanase Seromba era un uomo buono, tutti lo conoscevano.
Così 2000 persone, uomini, donne, vecchi, bambini, vennero stipate in un edificio che poteva contenerne al massimo 1500, e quando l’ultimo Tutsi entrò, Padre Athanase chiuse bene la porta, si girò e si dimenticò di loro.
Passavano i giorni e la gente aveva fame e soffriva di dissenteria. Ma Padre Athanase è un uomo buono e così decise che era il momento di fermare queste sofferenze e chiamò i miliziani Hutu, avvertendoli che aveva un bel dono per loro.
Arrivati i miliziani, circondarono subito la chiesa e spararono sistematicamente a chi tentava di fuggire dalle finestre, poi gettarono diverse granate all’interno dell’edificio. Qualcuno riuscì a fuggire, ma tra questi i più vennero catturati. Il buon Padre Athanase era pronto a tutto, e per loro ordinò l’esecuzione immediata.
Dopo tre giorni, i miliziani erano stanchi di gettare granate e di sparare alle finestre, così il buon Padre Athanase suggerì di chiudere la storia definitivamente.
Fece chiamare due autisti con due bulldozer della società italiana Astaldi, che stava costruendo la strada da Gitarama a Kibuye, e ordinò di distruggere l’edificio sacro con i rifugiati al suo interno.
‘Gli hutu sono tanti. Questa chiesa verrà ricostruita in tre giorni’ disse il buon Padre.
Il sacerdote consigliò persino il muro dal quale secondo lui sarebbe stato meglio iniziare l’opera, il muro più cedevole. Se si dovesse iniziare con un muro robusto, ci si metterebbe più tempo e ci sarebbero più possibilità di fuga per i prigionieri.
Metodici, i due bulldozer demolirono la chiesa gremita di persone mentre i miliziani armati di machete e bastoni circondavano l’area per uccidere gli eventuali fuggitivi.

Quando la guerra finì, Padre Athanase fuggì in Italia aiutato da amici preti e dalle gerarchie vaticane, cambiò identità e visse in Toscana, continuando a a officiare messa come se nulla fosse accaduto.
Fu riconosciuto e denunciato, ma l’ONU non riuscì ad ottenere l’estradizione per le pressioni del Vaticano sul governo italiano.
Ma i giornalisti lo scovarono, l’affare diventò incontrollabile e il governo non poté più far finta di nulla e dovette cedere alle richieste di estradizione dell’allora procuratrice del Tribunale dell’ONU, Carla del Ponte.
Il Tribunale Internazionale per il Ruanda lo ha condannato in primo grado a 15 anni di carcere con la motivazione di aver solo aiutato gli assassini, ma la sentenza d’appello di due settimane fa, alla luce di nuove schiaccianti prove, è stata l’ergastolo.
Questa la dichiarazione che l’avvocato del caritatevole Padre Athanase Seromba, Alfred Pognon, ha rilasciato nel 2004 al Corriere della Sera durante una intervista: ‘Il mio cliente è una vittima e il tribunale dell’ONU è politicizzato. Quei giudici vogliono condannare gli accusati per giustificare la loro esistenza e la loro burocrazia che costa milioni di dollari. Attraverso Seromba intendono colpire la Chiesa e noi dobbiamo impedirlo’.
Manco a dirlo, il buon Padre Athanase non è affatto pentito di quello che ha fatto, anzi.

Questa storia è stata messa insieme utilizzando come fonte non un giornale vetero-comunista, bensì il flemmatico Corriere della Sera.
Questi sono gli articoli:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/12_Dicembre/13/stroria_seromba.shtml
http://www.corriere.it/esteri/08_marzo_12/seromba_italiana_giudice_pubblica_accusa_47321992-f061-11dc-a686-0003ba99c667.shtml
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/12_Dicembre/13/alberizzi_seromba.shtml
http://www.corriere.it/esteri/08_marzo_12/condannato_padre_seromba_6f3e64f0-f060-11dc-a686-0003ba99c667.shtml

Ruanda su Wikipedia:
http://en.wikipedia.org/wiki/Rwanda
http://en.wikipedia.org/wiki/Origins_of_Tutsi_and_Hutu
http://en.wikipedia.org/wiki/Rwandan_Genocide

Nyamata Memorial Site

Immagine: Memoriale Nyamata, foto di Fanny Schertzer da Wikicommons.

Caro Presidente

con un commento

Santiago del Cile. Il Presidente della Repubblica Italiana, laggiù in visita ufficiale, ha una definizione per coloro che credono che il Parlamento Italiano sia ‘una corporazione di avidi fannulloni’: qualunquisti.
E aggiunge che questo pregiudizio ‘inocula nelle menti il distacco dalla politica’.
Ha infine aggiunto: ‘Ci sarà chi penserà che tanto vale chiuderlo, anche se non sarà chi scrive queste cose. Bisogna reagire a questo atteggiamento, che una volta si sarebbe definito di qualunquismo, e da parte della politica ci vuole uno sforzo per lanciare un ponte di dialogo e di comunicazione’.

Caro Presidente, lei ha ragione. Il qualunquismo porta alla dittatura. Lo dimostra la Storia, leggendo la quale vediamo che ogni totalitarismo ha sempre guardato di buon occhio il qualunquismo.
Ma la Storia è noiosa e nessuno se la ricorda. Facciamo un paio di esempi: chi si ricorda con chi eravamo alleati durante la Seconda Guerra Mondiale? Chi si ricorda il vincitore di Sanremo dell’anno scorso?
Caro Presidente, noi in ponte di dialogo con i nostri governanti l’abbiamo lanciato.
Sono anni che lo facciamo. L’ultima volta è stato in modo eclatante, si gridava in piazza, eravamo in tanti.

La verità è che abbiamo bisogno di una classe politica e dirigenziale che pensi a governare, invece di pensare di salire al potere solo per mantenere e rafforzare scandalosi privilegi, con l’arroganza di chi è convinto che gli siano dovuti.
Chiediamo troppo?
Il mondo va incontro a grandi cambiamenti e l’Italia non è nella posizione di potersi permettere di essere guidata da gente il cui unico talento è quello del parassitismo e del clientelismo. E poi è proprio questa gente che, chi per reazione e chi per lucido calcolo, diffonde la voglia di totalitarismo.
Sia più esplicito, Presidente. Dica quel che c’è da dire, anche scendendo nei particolari. Parli chiaro.
È l’unico che può permetterselo.
Se proprio c’è questa paura che il popolo si distacchi dalla politica, prima che noi ci togliamo dalla testa che i nostri politici sono ‘una corporazione di avidi fannulloni’, non facciamo prima se loro smettono di essere avidi e fannulloni?

Articolo:
http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_3002589.html?ref=hpsbdx3

Foto di Dorthea Lange


Nell’immagine: Ragazza in una baraccopoli a Oklahoma City, 1936. Foto di Dorthea Lange