Archive for Gennaio 2008
Schifo
Un Presidente di una Regione che aiuta i mafiosi, si difende dicendo che non sapeva che erano mafiosi, gli credono, torna e lo festeggiano in pompa magna, chiede la fiducia e viene riconfermato.
Un Ministro della Repubblica che viene indagato assieme alla moglie e che viene applaudito pubblicamente dai suoi colleghi dopo essersi lamentato di questo in pubblico, che dichiara che il Governo del quale fa parte non può reggere perché troppo frammentato quando è fin troppo evidente che è lui il problema, è lui che ricatta il Governo chiedendo di farlo uscire dai suoi casini altrimenti lo fa crollare.
Per non parlare delle altre cose terribili che sono successe nelle ultime settimane.
Sono assai schifata. Come al solito, vincono la spudoratezza, l’imbroglio e la slealtà e chi paga sono sempre i soliti. Noi.
L’unica soddisfazione è che adesso Mastella se lo sorbirà il Centro-Destra.

‘La Repubblica non è più quella che era una volta. Il Senato è pieno di delegati avidi e litigiosi. Non vi è alcun interesse per il bene comune’
(Il Senatore Palpatine, poi Imperatore, in Guerre Stellari)
Andrea Pazienza 4
Prima di fare fumetti dipingevo quadri di denuncia. Erano tempi nei quali non potevo prescindere dal fare questo. Ma i miei quadri venivano comprati da farmacisti che se li mettevano in camera da letto. Il fatto che il quadro continuasse a pulsare in quell’ambiente mi sembrava, oltre che una contraddizione, anche un limite enorme. Da qui il mio desiderio di fare fumetti.
(Andrea Pazienza, da Extrapaz, Ed. Cononino Press)

Nell’immagine: Andrea Pazienza, Corteo a Pescara.
Andrea Pazienza 3
Misi giù il telefono e il mio pianto funebre assunse la forma di tre buffi latrati. Un volpino con la tosse. Derisi la forma assurda che aveva scelto la mia incazzatura, poi uscii in giardino ed emisi altri due o tre latrati, già più degni, da coyote, e fu tutto.
Mi aveva privato senza chiedermi il permesso della possibilità di litigare, di ucciderlo, di invidiargli bavoso i disegni e le storie, di poter sperare che in un qualche modo il fosso pieno di reciproco nulla che ci aveva separato potesse essere riempito, prima o poi, almeno da fumetti suoi disegnati per me o da fumetti miei inventati immaginando che poi in quella sua casa toscana del cazzo lui li leggesse…
(Filippo Scozzari ricorda Andrea Pazienza)
Caro Vincenzo (Sparagna), cari lettori di Frigidaire, due parole su Andrea, due parole per dire che per raccontare Andrea c’è bisogno di un’enciclopedia, con tutti i suoi disegni e con tutti i disegni che lui ha influenzato in questi ultimi terribili e affascinanti 10 anni. Il più bravo a raccontare del mondo che io abbia conosciuto.
“Maestro” lui mi chiamava scherzando sulla mia età, ma io ero l’allievo.
C’è uno sgomento e un vuoto cui dovremo imparare a convivere per i prossimi anni. Tutti i giornali che ho fatto aprivano sempre con Andrea (L’avventurista, Il Male, Ottovolante, Zut) e in tutti i giornali in cui collaboravo, c’era sempre Andrea.
Per me per ora basta di fare giornali.
C’era un’avanguardia che nello stagno italiano da più di dieci anni aveva fatto, sperimentato, vissuto arte, arte nel livello della comunicazione e dello scontro reale contemporaneo. Arte con i giornali, multipli colorati in vendita ad ogni angolo di strada. Arte con Il Cannibale, arte con Il Male, arte con Frigidaire, arte con il primo Zut, arte con Frizzer, arte con Ottovolante, arte con Tango, arte con Ava, e racconto del contemporaneo, del colore contemporaneo, alla ricerca del mitico segno dei tempi.
Il segno del tempo. Era quello che cercava Andrea, era quello che cercava Stefano (Tamburini) è quello che cerchiamo alcuni di noi. Non tutti, c’è chi bleffa, chi non racconta più nulla, chi ha tirato i remi in barca. Andrea no, Andrea era rimasto cocciutamente all’avanguardia, e come altre avanguardie è finito massacrato dalla vita… E noi sopravvissuti..?
Forse chiudere un periodo e attrezzarci per un altro per continuare la ricerca del segno dei tempi. Non so come, né con quali strumenti, ma so che oggi il posto di Andrea come quello di Stefano non lo potrà prendere nessuno e bisognerà cercare altro e altrove.
(Vincino, il segno dei tempi, Frigidaire Luglio-Agosto 1988)

Nell’immagine: una vignetta di Andrea Pazienza
