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Re Giocondo

Circa due settimane fa il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Presidente del Consiglio Romano Prodi hanno ricevuto da parte dei legali della famiglia Savoia una richiesta di risarcimento danni.
170 milioni di euro è la richiesta di Vittorio Emanuele, 90 milioni quella di Emanuele Filiberto, suo figlio. Fanno 260 milioni. Più la restituzione dei beni confiscati.
Tra le motivazioni che spingono i Savoia a fare la richiesta ci sono i danni morali dovuti alla violazione dei diritti fondamentali dell’uomo stabiliti dalla Convenzione Europea per i 54 anni di esilio dei Savoia sanciti dalla Costituzione Italiana.
Ville in Svizzera, in Portogallo, feste, yachts in Costa Azzurra e in Corsica dai quale divertirsi a sparare ai turisti e restare impunito: quanta sofferenza in questo esilio.
Il segretario generale della presidenza del consiglio ha prontamente risposto ai due legali che il Governo non solo non ritiene di dover pagare nulla ai Savoia ma che pensa piuttosto di chiedere a sua volta i danni all’ex famiglia reale per le responsabilità legate alle note vicende storiche.
Le note vicende storiche, vorrei ricordarlo ai più distratti, vanno dall’aver calato le brache di fronte all’avvento del fascismo, la guerra a braccetto con i nazisti, fino alle leggi razziali.
Un’ultima precisazione: quando nel 2002 giurarono per iscritto e senza condizioni fedeltà alla Costituzione Repubblicana ed al Presidente della Repubblica, rinunciarono esplicitamente a qualunque pretesa sullo Stato Italiano. Con questa richiesta di danni i Savoia si dimostrano, come al solito, per quello che sono.
Che cosa sono?
